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Francia, le toghe decidono sull'eleggibilità di Le Pen: scatta la corsa all'Eliseo

Tommaso Manni

La data delle elezioni presidenziali in Francia è fissata per il 18 aprile 2027, con l'eventuale ballottaggio il 2 maggio. Ma, a tutti gli effetti, la corsa per la successione di Emmanuel Macron inizierà domani in tarda mattinata, quando la Corte d'Appello di Parigi avrà stabilito se la leader dell'estrema destra francese, Marine Le Pen, potrà puntare per la quarta volta alla conquista dell'Eliseo.

Le Pen è stata giudicata colpevole di appropriazione indebita di fondi europei per gli incarichi fittizi agli assistenti del partito e condannata il 31 marzo 2025, in prima istanza, dal tribunale di Parigi. I magistrati parigini domani dovranno confermare o meno la condanna di Le Pen a quattro anni di carcere (due da scontare con braccialetto elettronico e due con la condizionale), a una multa di 100mila euro e a cinque anni di ineleggibilità con esecuzione immediata, per il caso degli assistenti parlamentari dell'ex Front National (il vecchio nome del Rassemblement National) al Parlamento europeo.

  

Oggi RN è in testa ai sondaggi. Dopo le sconfitte al secondo turno delle presidenziali del 2017 e del 2022, e dopo un decennio di macronismo, Le Pen è in ascesa e conta di coronare il suo sogno conquistando finalmente l'Eliseo. Ma, se la Corte parigina confermasse in appello la sentenza di primo grado, Le Pen sarebbe costretta a cedere la candidatura al giovane delfino Jordan Bardella.

 

Alla vigilia della sentenza, Le Pen e Bardella ostentano unità e riaffermano il reciproco sostegno. La decisione della magistratura è «importante perché potrebbe minare il funzionamento democratico del nostro Paese», ha detto Le Pen, che ha comunque promesso il suo appoggio al giovane successore «ogni giorno con energia, fiducia e convinzione» qualora venisse scelto come candidato del RN.

Teoricamente, se i giudici decidessero di ridurre il periodo di ineleggibilità a due anni o meno, Le Pen potrebbe candidarsi, dato che sarebbe eleggibile il giorno del primo turno delle presidenziali. Ma la stessa leader del RN ha già dichiarato che le sarebbe «impossibile» fare campagna elettorale con il braccialetto elettronico: «Se l'obiettivo è permettermi di candidarmi ma, in realtà, impedirmi di condurre una campagna completamente libera, capite che non sarà possibile», ha dichiarato la figlia del capo storico dell'estrema destra francese, Jean-Marie Le Pen.

I tre giudici della Corte d'Appello di Parigi hanno avuto quasi cinque mesi per dare una risposta al quesito se Marine Le Pen sia colpevole di appropriazione indebita di fondi pubblici per aver fatto assumere, tramite il Parlamento europeo, assistenti del partito le cui attività erano di fatto a esclusivo beneficio del Front National.

In primo grado, il tribunale penale ha condannato 25 imputati per aver istituito, tra il 2004 e il 2016, un «sistema» per pagare i dipendenti del partito con fondi del Parlamento europeo. Solo la metà di loro ha presentato ricorso. Nella sentenza del marzo 2025, la Corte aveva quantificato le perdite del Parlamento in 3,2 milioni di euro, dopo aver dedotto 1,1 milioni di euro già rimborsati da alcuni degli imputati.

Il secondo quesito posto ai giudici riguarda la natura «sistemica» della procedura contestata. Le Pen ha professato la sua «buona fede», respingendo l'ipotesi che si sia trattato di un «sistema».

Gli avversari politici, intanto, trattengono il fiato, in attesa di capire chi, tra Le Pen e Bardella, sarà il candidato da sfidare. «Combatto il Rassemblement National di Bardella, di Le Pen e di tutti i suoi rappresentanti eletti perché credo che stiano portando avanti un progetto estremamente pericoloso per il Paese, un progetto di isolamento, a prescindere da chi lo incarni», dice Maud Bregeon, portavoce dell'attuale governo e sostenitrice, per le presidenziali, del centrista Édouard Philippe, considerato dai sondaggi lo sfidante con più chance di fermare l'estrema destra.

Dall'altra parte dello spettro politico, il leader della France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, dice di essere convinto di poter «eliminare» – «forse» anche al primo turno – il candidato del Rassemblement National, chiunque esso sia.

Anche i socialisti non fanno differenza tra i due candidati. «Le Pen o Bardella, è lo stesso programma cucinato nello stesso brodo xenofobo», dice il leader del PS, Olivier Faure. Domani il verdetto, poi la campagna elettorale avrà inizio.