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Iran, missili dei pasdaran su Kuwait e Bahrein. Trump: hanno ancora il 22% delle scorte

Tommaso Manni

Le sirene d'allarme antimissili sono risuonate più volte in Kuwait nella notte a causa di un attacco iraniano, intercettato dalla contraerei. La televisione iraniana, citando il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, ha dichiarato di aver preso di mira con missili "le basi nemiche nella regione dopo la loro aggressione contro Sirik e l'isola di Qeshm". I voli diretti in Kuwait sono stati momentaneamente deviati. Attacchi iraniani anche contro il Bahrain. Le forze della Centcom hanno invece abbattuto quattro droni d'attacco unidirezionali iraniani che erano stati lanciati verso lo Stretto di Hormuz. Le forze statunitensi hanno successivamente colpito siti radar di sorveglianza costiera iraniani a Goruk e sull'Isola di Qeshm per difendersi da ulteriori attacchi.

 

  

Il presidente americano, Donald Trump, in un'intervista a Nbc News, ha fatto sapere che in Iran "la maggior parte delle fabbriche di droni è stata distrutta, la maggior parte delle rampe di lancio è stata distrutta e la maggior parte delle aree di produzione di missili è stata distrutta. Ma hanno ancora capacità produttive. Hanno alcuni missili. Direi che in termini percentuali, forse il 21-22%". 

 

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Ostilità che continuano parallelamente ai negoziati. Intanto un progresso significativo si registra nelle trattative tra Libano e Israele. Il quarto round di colloqui mediati dagli Stati Uniti presso il Dipartimento di Stato ha portato a un accordo per rinnovare la tregua. L'intesa prevede l'istituzione di una serie di zone di sicurezza 'pilota' all'interno del Libano, dalle quali sarebbero banditi i militanti di Hezbollah. Nella dichiarazione, le due parti hanno affermato che la tregua "è subordinata alla completa cessazione dei fuochi da parte di Hezbollah e all'evacuazione di tutti i suoi agenti" dalle aree a sud del fiume Litani.