verso l'accordo
Iran, intesa generale ma il blocco Usa a Hormuz continua. Trump: "Non ho fretta"
Il quadro generale per un accordo tra Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra è stato concordato, almeno secondo quanto annunciato da Donald Trump nella serata di sabato, ma manca ancora la firma delle parti. Secondo indiscrezioni ci vorranno "diversi giorni" e anche il presidente degli Stati Uniti ha fatto sapere di aver chiesto ai propri rappresentanti "di non affrettare un accordo, poiché il tempo è dalla nostra parte".
L'ipotesi, avanzata dai media, è che un nuovo round di colloqui si tenga il 5 giugno e che all'accordo, sotto forma di memorandum d'intesa, venga dato il nome di 'Dichiarazione di Islamabad' perchè verrebbe annunciata dal Pakistan, principale mediatore, senza la necessità che le parti negoziali siano presenti. Restano però alcuni nodi irrisolti, "clausole", come le definisce l'agenzia Tasnim su cui gli Usa "continuano a fare un ostruzionismo che potrebbe portare all'annullamento dell'accordo".
Le agenzie di stampa iraniane Fars e Tasnim, entrambe legate ai Pasdaran, hanno pubblicato dei dettagli della bozza del memorandum d'intesa che prevederebbe innanzitutto che gli Usa e i loro alleati non attaccheranno l'Iran e i suoi alleati, mentre Teheran si impegna a non sferrare attacchi preventivi contro obiettivi Usa e di loro alleati. Inoltre Washington dovrebbe revocare le sanzioni sul petrolio iraniano e verrebbe dichiarata la fine della guerra su tutti i fronti, Libano compreso. Secondo Tasnim, sarebbe previsto anche "il ritiro delle forze combattenti Usa dall'area circostante l'Iran".
Nell'arco di 30 giorni dovrebbero esserci lo sblocco dello Stretto di Hormuz e la fine del blocco navale Usa sui porti iraniani e ci sarebbero 60 giorni per negoziati sulla questione nucleare. Su quest'ultimo punto, Tasnim sottolinea che al momento "l'Iran non ha assunto alcun impegno e la questione nucleare non è stata affatto discussa in questa fase". Precisazioni vengono fatte anche a proposito della riapertura di Hormuz, che secondo Tasnim è subordinata alla fine del blocco navale Usa e anche "all'esecuzione di altri impegni degli Stati Uniti contenuti nel memorandum d'intesa", tra cui lo sblocco dei beni iraniani. Sempre a proposito di Hormuz, Fars sottolinea che "sulla base dell'ultimo testo scambiato, in caso di potenziale accordo lo Stretto di Hormuz continuerà a essere sotto la gestione dell'Iran". Le posizioni sul nucleare in Iran sono però contraddittorie: se da una parte i Pasdaran fanno sapere di non essersi assunti nessun impegno in merito, alcune fonti suggeriscono che Teheran avrebbe accettato di rinunciare alle sue scorte di uranio altamente arricchito.
Il presidente Masoud Pezeshkian ha affermato: "Siamo pronti a rassicurare il mondo sul fatto che non stiamo cercando di dotarci di armi nucleari". Pezeshkian ha poi sottolineato che l'accordo deve essere sottoposto ed essere approvato dalla Guida Suprema Mojtaba Khamenei. Approvazione che, secondo fonti Usa, sarebbe già avvenuta. Il tema del nucleare preoccupa anche il primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu che ha espresso i suoi timori ieri in una telefonata con Trump. "Abbiamo convenuto che qualsiasi accordo definitivo con l'Iran deve eliminare il pericolo nucleare. Ciò significa smantellare gli impianti nucleari dell'Iran e rimuovere il materiale nucleare arricchito dal suo territorio", ha fatto sapere Netanyahu in un post sui social. Il premier israeliano ha rifiutato anche l'idea che un cessate il fuoco in Libano possa essere inserito all'interno del memorandum. La tregua, in realtà già in vigore e siglata dal governo di Tel Aviv e da quello di Beirut, viene quotidianamente violata da Hezbollah e dall'esercito israeliano, i cui raid continuano a uccidere civili, tra cui paramedici che accorrono nei luoghi degli attacchi.