caos a londra
Starmer nel bunker, tenta la carta europea ma spacca ancora i laburisti
Formalmente è stato il discorso del “reset”, ma ci vuol poco a che diventi il discorso del bunker. Keir Starmer, Primo ministro inglese, ha rilanciato stamattina con nuove linee programmatiche dopo la pesante sconfitta alle elezioni locali. Il Partito Laburista di cui è leader, infatti, ha subito lo schianto di Reform UK, movimento euroscettico, aggancio del trumpismo sull’Isola, guidato da Nigel Farage. Neanche i Conservatori ne sono usciti benissimo: ciò dunque delinea una crisi di sistema del classico schema bipartitico inglese.
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Il discorso di Starmer, dunque. Dice che andrà avanti per onorare il mandato, possibilmente di legislatura, ottenuto dagli elettori nel 2024. “Mi assumo la responsabilità di non allontanarmi, non di far precipitare il nostro Paese nel caos, come hanno fatto i Tories più e più volte, caos che ha provocato danni a lungo termine a questo Paese”.E sono due i fulcri che emergono dalla scansione del discorso. Il primo è l’avvicinamento all’Europa. “Al prossimo vertice UE, definirò una nuova direzione per la Gran Bretagna. Il governo precedente si è distinto per aver interrotto i nostri rapporti con l'Europa. Questo governo laburista si distinguerà per aver ricostruito i nostri rapporti con l'Europa, ponendo la Gran Bretagna al centro dell'Europa. Quindi saremo più forti sul piano economico, commerciale e della difesa”. E ancora, ha aggiunto: “Per i nostri giovani c'è anche qualcosa in più, perché la Brexit ha tolto loro la possibilità di lavorare, studiare e vivere serenamente in Europa. Ecco perché sono orgoglioso di aver ripristinato il programma Erasmus. Ma voglio andare oltre. Voglio fare un'offerta migliore per i nostri giovani, restituire loro la speranza, la libertà, il senso di possibilità. Perciò, desidero che un ambizioso programma di esperienze per i giovani sia al centro del nostro nuovo accordo con l'UE, affinché i nostri giovani possano lavorare, studiare e vivere in Europa, simbolo di una relazione più forte e di un futuro più equo con i nostri più stretti alleati. Questa è la scelta del Partito Laburista”.
Si tratta di un punto d’agenda significativo, che identifica l’Unione Europea come terreno su cui giocare la partita con Farage, che a suo tempo fu tra i protagonisti della Brexit. Una sorta di bipolarismo con il cannocchiale rivolto a Bruxelles: o dentro (di nuovo, quantomeno in sinergia politica su alcuni temi rilevanti) o fuori, ancora. Il secondo tema riguarda l’economia, a partire dalla nazionalizzazione della produzione dell’acciaio, “bene sovrano”. Secondo il Primo Ministro, infatti, “le nazioni forti in un mondo come questo hanno bisogno di produrre acciaio", e ha sottolineato che "questa settimana sarà presentato un disegno di legge per dare al governo il potere di assumere la piena proprietà nazionale di British Steel”. La sortita di Starmer, però, sembra non aver sopito le frizioni interne. Ancora ieri, infatti, erano 36 i parlamentari labour favorevoli alle dimissioni di Starmer. La “fase 2”, quindi, si preannuncia dolorosa e accidentata.