crisi in medio oriente
Hormuz, la mossa dell’Iran: apertura alle navi dal lato dell’Oman. Ma la tensione è altissima
L'Iran avrebbe proposto e starebbe valutando la possibilità di consentire la libera navigazione delle navi dal lato omanita dello Stretto di Hormuz. La proposta, trapelata nelle ultime ore dalle principali cancellerie internazionali, sarebbe legata a un eventuale accordo più ampio con gli Stati Uniti e rappresenterebbe un primo segnale di de-escalation su uno snodo strategico da cui transita circa il 20 per cento dei flussi globali di petrolio e gas.
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Il dossier resta però altamente instabile. Da Teheran, un consigliere della guida suprema, Mohsen Rezaei, ha accusato il presidente statunitense, Donald Trump, di voler "fare il poliziotto" nello Stretto, avvertendo che le navi statunitensi attualmente impiegate nel blocco alle navi potrebbero diventare bersagli in caso di escalation. Oggetto di discussione è stata anche la notizia, riportata dal quotidiano "Financial Times" ma smentita da Pechino, secondo cui l'Iran avrebbe utilizzato mezzi militari cinesi per colpire gli Stati Uniti. Si tratterebbe di un satellite spia, il TEE-01B, che secondo le ricostruzioni sarebbe stato acquistato nel 2024 dalla Forza aerospaziale del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (Irgc) per circa 250 milioni di renminbi (36,6 milioni di dollari), dopo il suo lancio nello spazio dalla Cina.
Dall'altro lato, secondo il quotidiano "Washington Post", gli Usa potrebbero invece inviare in Medio Oriente altri 10mila militari - in aggiunta ai 50mila già stanziati nella regione - a ridosso della scadenza del cessate il fuoco di due settimane, che terminerà il prossimo 22 aprile. Oggi il quotidiano "Wall Street Journal" ha anche menzionato la possibilità che l'amministrazione Trump recluti le case automobilistiche e altri produttori statunitensi per affidare loro un ruolo più ampio nella produzione di armamenti, richiamando una pratica utilizzata durante la Seconda guerra mondiale. Alti funzionari della Difesa, secondo il quotidiano statunitense di stampo conservatore, avrebbero discusso della produzione di armi e di altre forniture militari con gli amministratori delegati di diversi gruppi manifatturieri statunitensi, tra cui Mary Barra di Gm e Jim Farley di Ford Motor.