Leggi il settimanale
Cerca
Edicola digitale
+

Orban e anti Orban. Capezzone: occhio ai commenti frettolosi

Foto: Lapresse

Daniele Capezzone
  • a
  • a
  • a

È vero: oggi, a meno di una rimonta finale al momento non registrata dai sondaggi della vigilia, Viktor Orban potrebbe perdere le elezioni ungheresi, nonostante la recente visita di sostegno del vicepresidente americano JD Vance. E a vincerle potrebbe essere l’uomo nuovo Peter Magyar, leader di Tisza (Partito della libertà e del rispetto), nato da una costola della Fidesz orbaniana. Se così davvero accadesse (prudenza esige di attendere i risultati), ci sarebbe un po’ da tutte le parti materia per riflettere, tenendosi alla larga dai commenti propagandistici e dagli articoli già scritti da quello che potremmo chiamare «l’inviato unico».

Primo. Se per caso Orban perde dopo 16 anni, allora si potrà ben dire che il suo governo non abbia affatto «ucciso la democrazia» come invece sostenevano le sinistre di mezza Europa. Nonostante tutto, incluse modifiche del sistema di voto e non poche manovre mediatiche, la sua posizione può essere rovesciata democraticamente dagli elettori. Secondo (vale a destra). Un conto, e questo è stato sacrosanto, era difendere Orban dagli attacchi e dalle prepotenze degli euroburocrati, altro conto (com’è invece purtroppo accaduto in alcuni settori della destra culturale italiana) era farne un riferimento e un modello, operazione decisamente non convincente. Se infatti è stata positiva la sua azione nel contrasto all’immigrazione irregolare, la sua performance in economia è stata molto deludente (e potrebbe essere quella a condannarlo nelle urne), per non dire del suo posizionamento geopolitico esageratamente schiacciato a favore di Pechino e Mosca.

Terzo. Ci sarà da ridere, se effettivamente a vincere fosse Magyar, quando la sinistra italiana e i suoi giornali di riferimento si metteranno ad esultare come se si trattasse di un loro vecchio compagno. Magyar è un conservatore, un ex collega di partito di Orban, con cui ha rotto da due anni rimproverandogli scarsa trasparenza, scarsa lotta alla corruzione, e un’eccessiva concentrazione di potere. Ma Magyar è il capo di una forza di centro destra, non è un pupazzo di Soros, e non è neppure credo - qualcuno che, in caso di vittoria, si consegnerebbe mani e piedi al conformismo bruxellese come ha fatto Donald Tusk in Polonia. O per lo meno, questo resterà tutto da vedere. Quarto. Diffidate sempre di chi commenta le elezioni estere avendo in mente il condominio italiano e un uso tutto propagandistico delle vicende interne degli altri paesi. Se Orban perdesse e Magyar vincesse, vorrebbe dire che la società ungherese è rimasta a maggioranza di centrodestra, ha voluto un ricambio, e ha voluto accentuare un’esigenza anti-corruzione e anti-concentrazione di poteri. La sinistra italiana non c’entra proprio niente, per capirci.

Dai blog