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Iran, la minaccia di Trump: "Accordo prima che sia troppo tardi"

Foto: LaPresse

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Erano passate poche ore dall'atteso discorso di Donald Trump alla nazione, il primo dall'inizio della guerra in Iran, quando Teheran ha risposto alle sue parole. Gli Stati Uniti sono "sulla strada per completare tutti gli obiettivi militari" in Iran e mancano "2-3 settimane", ha detto il presidente Usa, promettendo di riportare l'Iran "all'età della pietra" e parlando di "vittorie rapide, decisive e schiaccianti" e di minaccia quasi eliminata. Ma alle sue parole il portavoce delle forze armate iraniane ha replicato annunciando "attacchi devastanti" contro Usa e Israele e che "la guerra continuerà finché il nemico non si arrenderà ed esprimerà pieno pentimento". L'Iran ha risposto anche con i fatti, ha lanciato ulteriori missili su Israele e gli Stati del Golfo, dimostrando che Teheran continua a essere in grado di attaccare. Meno di mezz'ora dopo la conclusione del discorso di Trump Israele ha dichiarato che anche le sue forze armate stavano cercando di intercettare i missili in arrivo e, subito dopo il discorso, sono risuonate le sirene in Bahrein, sede della Quinta Flotta della Marina Usa. I Guardiani della rivoluzione hanno annunciato di avere preso di mira impianti siderurgici e di alluminio legati agli Usa negli Stati del Golfo, precisando che si tratta di un "avvertimento" e che se le industrie iraniane dovessero essere colpite nuovamente, la "prossima risposta" di Teheran "sarà più dolorosa".

Mentre gli attacchi sono continuati durante la giornata in tutto l'Iran, con raid segnalati in diverse città. Trump è poi tornato sul tema in un post su Truth: "È giunto il momento che l'Iran stringa un accordo prima che sia troppo tardi, e prima che non rimanga più nulla di quello che potrebbe ancora diventare un grande Paese!", ha scritto rilanciando il video del crollo di un ponte a Karaj, a ovest di Teheran. Dall'inizio della guerra - avviata il 28 febbraio da Usa e Israele - gli attacchi dell'Iran sui Paesi vicini, insieme al suo controllo dello Stretto di Hormuz, hanno compromesso l'approvvigionamento energetico globale, con ripercussioni che vanno ben oltre il Medio Oriente. A questo proposito, però, Trump, nel suo discorso, ha chiarito che la responsabilità di trovare una soluzione non è a suo parere degli Usa: "I Paesi del mondo che ricevono petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz devono prendersi cura di quel passaggio", ha detto riferendosi allo Stretto, "noi forniremo il nostro aiuto ma spetta a loro assumere la guida nella protezione del petrolio da cui dipendono così disperatamente". "Avreste dovuto farlo insieme a noi, come vi avevamo chiesto: andate allo Stretto, prendetevelo, proteggetelo e utilizzatelo per voi stessi", ha affermato.

Ma nessun Paese sembra essere disposto a provare ad aprire Hormuz con la forza: un'operazione militare per "liberare" lo Stretto di Hormuz sarebbe "irrealistica", ha dichiarato Emmanuel Macron dalla Corea del Sud. È per discutere della sicurezza di Hormuz che, su iniziativa del Regno Unito, si è tenuta una riunione in videoconferenza di 41 Paesi provenienti da tutti i continenti escluso l'Antartide, a riprova della portata globale della crisi energetica. È stata lanciata una coalizione multinazionale che perseguirà "la mobilitazione collettiva dell'intera gamma dei nostri strumenti diplomatici ed economici" per consentire una "apertura sicura e duratura" dello Stretto di Hormuz, ha spiegato la ministra britannica Yvette Cooper. Il modello è quello della Coalizione dei Volenterosi per l'Ucraina. Fra i partecipanti all'incontro anche l'Italia, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani che - assieme a colleghi come il ministro olandese e la vice-ministra degli Emirati - ha sostenuto la necessità di un percorso con l'Onu per creare al più presto di un "corridoio umanitario" innanzitutto per i fertilizzanti e per tutto quanto servirà a evitare una nuova crisi alimentare innanzitutto nei Paesi africani.

Prima del meeting, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva avuto una telefonata con il premier britannico Keir Starmer, in cui i due hanno concordato di mantenere "un costante coordinamento per iniziative volte alla de-escalation e a garanzia della sicurezza delle rotte commerciali nell'area". Londra ha fatto sapere che i pianificatori militari di un numero non specificato di Paesi si incontreranno la prossima settimana per elaborare strategie volte a garantire la sicurezza una volta terminati i combattimenti, comprese potenziali operazioni di sminamento e "rassicurazioni" per la navigazione commerciale. E il vice ministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, ha annunciato che l'Iran sta elaborando un protocollo con l'Oman per monitorare il traffico nello Stretto di Hormuz. Sullo sfondo anche la posizione della Russia, il cui consigliere presidenziale Yuri Ushakov ha riferito che per Mosca "Hormuz è aperto". Secondo quanto riferito dal Cremlino, Vladimir Putin ha avuto un colloquio telefonico con il principe ereditario dell'Arabia Saudita, Mohammed bin Salman, e i due hanno sottolineato "l'importanza del lavoro congiunto in corso con la Russia e l'Arabia Saudita nel formato 'Opec Plus' per stabilizzare il mercato petrolifero globale". Dal 1° marzo il traffico attraverso lo stretto è diminuito del 94% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, secondo la società di dati marittimi Lloyds List Intelligence, che ha riferito che 2 navi hanno confermato di aver pagato una tassa mentre ad altre è stato permesso il passaggio in base ad accordi con i rispettivi governi. Per aggirare Hormuz, Riad ha aumentato il trasporto di petrolio verso un porto sul Mar Rosso e giovedì l'Iraq ha dichiarato di aver iniziato a trasportare il petrolio su camion attraverso la Siria fino al Mediterraneo.

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