Medio Oriente, il Pentagono prepara operazione di terra. Iran: "Siamo pronti"
Il Pentagono si starebbe preparando a settimane di operazioni di terra in Iran. Quanto fatto filtrare dai media americani apre scenari di lunga durata per la guerra in corso fra Teheran, Israele e gli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump non ha ancora preso nessuna decisione al riguardo ma non vi è dubbio che tale operazione segnerebbe una nuova fase della guerra, potenzialmente molto più pericolosa per le truppe statunitensi. In ogni caso - viene spiegato - non si tratterebbe di un'operazione su vasta scala ma di missioni speciali volte in prima battuta a tentare di prendere il controllo dello stretto di Hormuz. Un'ipotesi che, almeno a parole, non spaventa la leadership iraniana. "I nostri uomini aspettano l'arrivo via terra dei soldati americani per incendiarli e punire per sempre i loro alleati regionali", ha affermato il presidente del parlamento di Teheran, Mohammad Bagher Ghalibaf. Il politico iraniano, dato nei giorni scorsi come possibile negoziatore in eventuali colloqui, ha aggiunto di credere poco a questa possibilità.
"Il nemico sta inviando ufficialmente un messaggio di negoziazione ma segretamente sta pianificando un attacco di terra", ha affermato. Intanto su media iraniani circolano le immagini di quello che sarebbe l'aereo statunitense Awacs E-3 rimasto distrutto dopo il raid di Teheran sulla base saudita di Prince Sultan nella giornata di sabato. Sul piano degli sforzi diplomatici a Islamabad si sono riuniti i ministri degli Esteri di Pakistan, Egitto, Arabia Saudita e Turchia. Al termine dell'incontro il titolare della diplomazia pakistana, ha annunciato che "nei prossimi giorni" dovrebbero tenersi colloqui, non è ancora chiaro se diretti o indiretti, fra Washington e Teheran con Islamabad nel ruolo di "facilitatore". Anche se questo scenario si verificasse, secondo fonti informate, le possibilità di giungere a una tregua sarebbero comunque "scarse" in quanto "sia Washington che Teheran avanzano richieste inaccettabili per l'altra parte". Oltre al fronte iraniano resta caldissimo anche quello libanese, dove sono stati superati i 1.200 morti dall'inizio delle ostilità fra Hezbollah e Israele. A tal proposito il premier israeliano, Benjamin Netanyahu ha dato ordine di "ampliare ulteriormente l'attuale zona di sicurezza" nel sud del Libano visto che Hezbollah "ha ancora la capacità di lanciarci razzi". La situazione rischia infine di diventare sempre più complessa anche nel Mar Rosso dopo l'entrata in guerra delle milizie sciite Houthi dello Yemen. La missione militare Aspides dell'Ue, nata per proteggere le navi mercantili dagli attacchi dei ribelli yemeniti nel Mar Rosso e nella parte orientale del Golfo di Aden, ha invitato tutte le navi che gravitano nella zona a "procedere con cautela" in quanto le capacità militari degli Houthi sarebbero ancora "consistenti".
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