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Hormuz, è il momento dell'Europa. Basta con le analisi surreali, ora scenda in campo per la difesa

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Foto: Lapresse

Roberto Arditti
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Mentre in gran parte dell’Italia e dell’Europa ci si perde in analisi surreali, dominate da un odio ideologico verso Donald Trump e Benjamin Netanyahu che oscura la realtà, nel Golfo Persico accadono fatti concreti e clamorosi, che dimostrano come si possa difendere l’economia globale e la libertà di navigazione con azioni militari mirate e determinate. Il primo evento è di giovedì 19 marzo: una batteria Patriot PAC-3 operata da militari greci in Arabia Saudita ha intercettato e abbattuto due missili balistici lanciati dall’Iran contro raffinerie petrolifere saudite. La batteria fa parte della missione ELDYSA (Forza Ellenica in Arabia Saudita), dispiegata dal settembre 2021 nell’ambito dell’iniziativa internazionale «Integrated Air Missile Defense Concept» per proteggere infrastrutture energetiche critiche, come quelle di Saudi Aramco e la raffineria SAMREF a Yanbu sul Mar Rosso. Il ministro della Difesa greco Nikos Dendias ha confermato: i Patriot hanno lanciato due intercettori, neutralizzando i bersagli in linea con le regole d’ingaggio. Il premier Kyriakos Mitsotakis ha definito l’azione «strettamente difensiva», sottolineando che, se la raffineria fosse stata colpita, i prezzi del petrolio sarebbero schizzati ben oltre i livelli attuali, con conseguenze devastanti per l’economia mondiale. Si tratta del primo impiego operativo reale da parte greca del sistema Patriot in combattimento dalla Guerra di Corea, un successo tecnico e strategico: il Patriot PAC-3, con radar AN/MPQ-53/65 e missili MSE (capaci di intercettare bersagli balistici a velocità ipersonica), ha dimostrato affidabilità contro minacce iraniane come i Fateh-110 o simili. L’Arabia Saudita copre i costi operativi e finanzia l’aggiornamento dei sistemi greci, in un partenariato win-win che garantisce addestramento reale ai militari ellenici e sicurezza energetica globale.

 

 

Il secondo fatto clamoroso riguarda l’India. In questi giorni di escalation, con lo Stretto di Hormuz parzialmente ostruito da minacce iraniane (droni navali, mine, attacchi a navi), la Marina indiana ha dispiegato cacciatorpediniere della classe Visakhapatnam (dotati di missili BrahMos supersonici, radar avanzati e capacità anti-missile) per scortare petroliere e gasiere indiane. Navi come INS Visakhapatnam, INS Imphal e INS Surat, supportate da elicotteri MH-60R, hanno scortato tanker come Shivalik e Nanda Devi (carichi di 92.700 tonnellate di GPL) attraverso lo stretto e nel Golfo di Oman, garantendo loro il passaggio verso porti indiani. Altre unità si posizionano a est dello stretto per monitorare e intervenire se necessario, senza entrare nelle acque più sensibili del Golfo Persico. L’operazione, definita in alcuni rapporti «Operation Sankaip», ha permesso a decine di navi indiane di uscire o transitare senza incidenti, mentre molte bandiere occidentali restano bloccate o sotto minaccia. L’India ha negoziato direttamente con Teheran per ottenere corsie preferenziali, ma ha dimostrato di non esitare a usare la forza navale per proteggere i propri interessi vitali: l’India importa gran parte del suo petrolio e gas dal Golfo, e non può permettersi blocchi. È esattamente questo che l’Europa dovrebbe fare, se vuole davvero vuole impegnarsi sui temi della difesa: scendere in campo con decisione con azioni difensive, che è cosa ben diversa dal partecipare agli attacchi. L’Italia, dopo il referendum, farebbe bene a muoversi al più presto in questa direzione.

 

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