Iran, i missili su Diego Garcia potevano arrivare anche a Roma e Parigi
I missili dell'Iran hanno raggiunto anche l'Oceano Indiano ma non sono riusciti a colpire il loro obiettivo, la base militare statunitense sull'isola Diego Garcia. Isola affitta agli Usa dalla Gran Bretagna, che ha la sovranità dell'arcipelago delle Chagos. Uno dei due razzi ha smesso di funzionare in volo, mentre l'altro è stato abbattuto da una nave Usa. "Un passo significativo", l'ha definito comunque Teheran perchè "dimostra che la gittata dei nostri missili va ben oltre quanto il nemico aveva immaginato in precedenza". Lo ha ammesso anche il capo dell'esercito israeliano Eyal Zamir, che ha avvertito: "La loro gittata può raggiungere le capitali europee: Berlino, Parigi e Roma si trovano tutte nel raggio di minaccia diretta". Londra ha messo a disposizione di Washington per attaccare l'Iran anche basi sul suolo inglese. Così che l'attacco a Diego Garcia potrebbe essere interpretato, secondo gli esperti, anche come un messaggio al Regno Unito. Tuttavia, l'attacco nell'Oceano Indiano è stato lanciato poco prima che fosse dato l'annuncio dell'autorizzazione. L'ok agli Stati Uniti all'uso di basi britanniche ha preoccupato i Paesi che le ospitano, come Cipro, già presa di mira dai droni di Teheran diretti contro la base della Royal Air Force di Akrotiri. Il premier britannico Keir Starmer ha quindi dovuto chiamare il presidente cipriota Nikos Christodoulides per rassicurarlo che la base sull'isola non rientra nell'accordo con gli Stati Uniti.
Nuovi attacchi hanno nel frattempo colpito l'impianto di arricchimento dell'uranio iraniano a Natanz, già preso di mira nella prima settimana di guerra. L'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) ha rassicurato sul fatto che non si sia registrato un aumento dei livelli di radiazione fuori dal sito ma ha ribadito l'appello alla moderazione per evitare incidenti nucleari. Nonostante l'Idf abbia negato di aver preso parte all'attacco, lasciando intendere che fosse opera statunitense, l'Iran ha lanciato in serata un attacco su Dimona, nel sud di Israele, che ospita dal 1958 il principale centro di ricerca nucleare israeliano. La portavoce del ministero degli Esteri russo ha condannato il raid su Natanz, definendolo "una palese violazione del diritto internazionale". Parole che confermano la vicinanza tra Mosca e Teheran come ha testimoniato anche il messaggio alle autorità iraniane mandato dal presidente russo Vladimir Putin in occasione del Nowruz, il Capodanno persiano. Il leader del Cremlino ha sottolineato di rimanere "un amico leale e un partner affidabile". I ministri degli Esteri del G7 si sono invece esposti a sostegno dei loro partner in Medio Oriente, condannando in una nota congiunta gli attacchi "inaccettabili e ingiustificabili del regime iraniano" contro i Paesi del Golfo e chiedendone la "cessazione immediata".
Intanto, mentre il capo del Comando Centrale degli Stati Uniti Brad Cooper ha affermato che la capacità dell'Iran di minacciare la navigazione nello Stretto di Hormuz si è indebolita, sono saliti a 22 i Paesi che hanno dichiarato l'impegno per la ripresa della navigazione nel passaggio marittimo strategico. Oltre all'Italia e ai Paesi che già si erano già espressi sul tema, questa volta la dichiarazione congiunta è stata firmata anche da Emirati Arabi Uniti, Canada, Corea del Sud, Nuova Zelanda, Danimarca, Lettonia, Slovenia, Estonia, Norvegia, Svezia, Finlandia, Repubblica Ceca, Romania, Bahrein, Lituania e Australia. Ma anche il Mar Rosso e lo Stretto di Bab al-Mandab potrebbero essere teatro di ritorsioni iraniane, se gli Stati Uniti dovessero decidere un'azione militare sull'isola di Kharg. Ad affermarlo sono fonti all'agenzia Tasnim, affiliata ai Pasdaran, secondo cui se Washington dovesse osare seguito alle minacce di invadere lo strategico polo petrolifero, l'Iran risponderebbe con misure "senza precedenti", tra cui raid su altre vie navigabili strategiche.
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