missione Aspides
Guerra, l'Europa dice no a Trump su Hormuz: la missione Aspides resta nel Mar Rosso
L'Ue prende le distanze dall'alleato americano. La richiesta di Donald Trump ai Paesi europei di contribuire alla messa in sicurezza dello stretto di Hormuz, con la minaccia di dover affrontare un futuro "molto negativo" in caso contrario, sembra caduta nel vuoto. A parte l'apertura del presidente francese Emmanuel Macron di avviare una missione "puramente difensiva" per riaprire lo stretto e scortare le navi "dopo la fine della fase più calda del conflitto", il resto degli alleati non sembra interessato a volersi impelagare nelle acque colpite dalle bombe iraniane e israelo-americane ed esporsi a rischi troppo alti. "Non partecipiamo a questa guerra, che deve essere conclusa il più rapidamente possibile, con un piano chiaro e una strategia", afferma il cancelliere tedesco Friedrich Merz, ricordando che "la Nato è un'alleanza di difesa e non un'alleanza di intervento" e augurandosi che "all'interno dell'Alleanza ci si tratti reciprocamente con il necessario rispetto". Parole che non sono state prese bene a Washington. "Sono sempre stato un forte critico di tutta questa politica di protezione dei Paesi, perché so che siamo noi a proteggerli e se mai avessimo bisogno di aiuto loro non ci sono. Lo so da molto tempo", è la replica del presidente Usa, Donald Trump contro gli alleati non abbastanza leali verso il decennale sostegno in sicurezza degli Stati Uniti.
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Semaforo rosso a Trump anche da Bruxelles. I ministri degli Esteri hanno detto sì a rafforzare la missione Aspides, a guida greca e italiana, dispiegata nel Mar Rosso e a protezione del canale di Suez, ma non a estenderla allo stretto di Hormuz. "Nei nostri colloqui è emersa la chiara volontà di rafforzare questa operazione. Tuttavia, per il momento, non c'è alcuna intenzione di modificarne il mandato", ha riferito l'Alta rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas, al termine del Consiglio Esteri. Stesso discorso per l'operazione Atalanta, nata per contrastare la pirateria al largo della Somalia e proteggere il traffico marittimo nell'Oceano Indiano occidentale. "Sono missioni diverse e ritengo che sia giusto continuare a lavorare nel Mar Rosso per garantire il traffico marittimo, la libera circolazione", afferma il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. L'Ue ha anche sondato assieme al segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, la possibilità di avere a Hormuz una missione volontaria e congiunta, "un tipo di iniziativa simile a quella che abbiamo avuto per il Mar Nero per far uscire il grano dall'Ucraina", ha riferito Kallas.
Il protrarsi del conflitto in Iran, con le enormi ricadute sul Libano e sulla navigazione nelle acque di Hormuz, inizia a stancare i paesi europei, trascinati in una nuova crisi dalle conseguenze imprevedibili. "Gli obiettivi di questa azione militare devono essere definiti da coloro che hanno iniziato questa guerra. L'Europa non fa parte di questa guerra. Gli obiettivi politici non sono chiari", osserva Kallas, denunciando l'oscuramento della situazione a Gaza, in Cisgiordania e l'escalation in Libano provocati dall'operazione. "Il 20% dell'energia mondiale e la maggior parte dei fertilizzanti passa attraverso lo stretto di Hormuz. La guerra sta colpendo l'Asia e l'Africa e se non avremo fertilizzanti quest'anno, avremo una carestia l'anno prossimo", avverte la capa della diplomazia Ue. Quello che resta sul tavolo europeo è certamente la volatilità dei prezzi dell'energia che i leader Ue saranno chiamati ad affrontare giovedì al Consiglio europeo. Ursula von der Leyen ha inviato ai leader una lettera con diverse proposte per affrontare il caro bollette. Un campo minato su cui al vertice i 27 dovranno trovare una sintesi per mettere l'Ue al riparo dalle tempeste delle sempre più frequenti crisi geopolitiche esterne.