scorte agli sgoccioli
Iran, stanno finendo i missili da lanciare e calano anche i droni. E chiede aiuto alla Cina
Missili sempre meno numerosi, droni sempre più diffusi. È nella curva discendente dei lanci iraniani che si può tentare di capire la guerra in corso. Nei primi otto giorni di conflitto Teheran ha lanciato centinaia di vettori, ma il ritmo si è ridotto progressivamente: 350 missili balistici nel primo giorno, 175 nel secondo, 120 nel terzo, fino ai 15 dell’ottava giornata. Anche gli sciami di droni mostrano un andamento simile: 294 il primo giorno, 541 il secondo, poi una discesa costante fino a 12 nell’ultimo conteggio. Il dato, osservato da analisti e fonti militari, racconta molto più di una semplice statistica. Significa che il cuore della strategia iraniana, il suo arsenale missilistico, è diventato il bersaglio principale della campagna militare guidata da Stati Uniti e Israele. Secondo l’ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, quella in corso è infatti «un’operazione guidata dagli Stati Uniti contro la minaccia regionale e globale chiamata Iran», con l’obiettivo di neutralizzare missili balistici, programma nucleare e reti terroristiche costruite dal regime in quasi mezzo secolo.
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I numeri dei bombardamenti indicano l’intensità dello scontro. Dall’inizio della guerra l’aeronautica israeliana ha effettuato 2.600 missioni di combattimento, sganciando circa 6.500 bombe in 150 missioni di attacco. Secondo una fonte di alto livello della sicurezza presso l'ambasciata israeliana a Roma, dall’inizio del conflitto l’Iran ha lanciato circa 200 missili balistici, un numero inferiore alle aspettative considerando che in passato il regime è stato capace di lanciare anche 100 missili in un solo giorno. La ragione della riduzione, spiega la stessa fonte, è legata alle operazioni congiunte delle aeronautiche israeliana e statunitense, che stanno colpendo siti di lancio e piattaforme mobili prima che possano essere utilizzate. Secondo le stime israeliane, se non fermato il programma missilistico iraniano avrebbe potuto raggiungere circa 8.000 missili entro il 2027, con una produzione stimata di circa 100 vettori al mese. Proprio per questo le infrastrutture militari iraniane sono diventate il bersaglio prioritario dei raid. I droni e i missili di Teheran hanno colpito anche altri Paesi della regione. Il Comando centrale statunitense ha denunciato ieri che l’Iran avrebbe preso di mira quartieri civili e infrastrutture in almeno dodici Paesi, tra cui un attacco con droni contro un quartiere residenziale in Bahrein. Mentre un attacco con due droni ha colpito il giacimento petrolifero di Sarsang nel Kurdistan iracheno, costringendo a interrompere la produzione.
La guerra, inoltre, sta mettendo in luce una debolezza strutturale iraniana: la sua aviazione. Secondo il Wall Street Journal, la forza aerea di Teheran è costretta a impiegare velivoli risalenti alla Guerra fredda o addirittura all’epoca della guerra del Vietnam, mantenuti operativi con pezzi di ricambio recuperati. Un caccia stealth israeliano F-35 ha abbattuto senza difficoltà un jet iraniano Yak-130, mentre altri bombardieri iraniani Sukhoi Su-24 sono stati distrutti da velivoli alleati. Decenni di sanzioni hanno impedito all’Iran di modernizzare la propria flotta. Per questo Teheran ha costruito negli anni una strategia alternativa: missili balistici e droni in alternativa alla forza aviatoria. Ma è proprio questo arsenale che oggi si trova sotto attacco e per sopperire la Cina starebbe valutando di fornire assistenza finanziaria e componenti missilistici a Teheran, pur mantenendo una posizione prudente per non compromettere i propri approvvigionamenti energetici. Mentre la Russia avrebbe fornito informazioni di intelligence all’Iran sulla posizione di navi e aerei statunitensi. Solo ieri l’esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito oltre 400 obiettivi in Iran, tra cui lanciatori di missili balistici e depositi di droni. Mentre nel sud di Israele i missili lanciati dall’Iran, che hanno fatto scattare l'allarme a Beersheva e nelle regioni del Negev e del Mar Morto, sono stati tutti intercettati. A seguito di un attacco da parte dell’esercito israeliano, inoltre, sarebbe stato ucciso Asghar Hijazi, capo ad interim dell'ufficio della Guida Suprema dopo l’uccisione di Ali Khamenei.