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Iran, Trump: "Scontento di Teheran, rischio conflitto lungo c'è sempre"

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Redazione
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Lo spazio per risolvere diplomaticamente le tensioni tra Stati Uniti e Iran sembra assottigliarsi sempre di più. Con Teheran "c'è sempre il rischio" di un conflitto prolungato, ma non ho "ancora preso una decisione finale", ha dichiarato Donald Trump all'indomani della conclusione del round di colloqui di Ginevra che non ha portato a un accordo. "Non siamo esattamente contenti del modo in cui hanno negoziato", ha aggiunto il tycoon, che continua a valutare un possibile intervento. Secondo fonti, l'ammiraglio Brad Cooper, che sovraintende alle truppe in Medioriente in qualità di capo del Central Command, ha informato il presidente delle potenziali opzioni militari in Iran. Presente anche il generale Dan Caine, capo dello Stato maggiore congiunto e massimo consigliere militare di Trump. Il vicepresidente JD Vance, che oggi ha ricevuto a Washington il ministro degli Esteri dell'Oman, Paese che sta facendo da mediatore tra Usa e Teheran, ha dichiarato che, sebbene Trump stia ancora valutando la possibilità di un attacco, è "impossibile" che gli States si coinvolgano in una guerra lunga e prolungata. Vance ha ammesso di non sapere quale decisione prenderà il presidente ma ha descritto alcune opzioni, tra cui attacchi militari "per garantire che l'Iran non ottenga armi nucleari" o la risoluzione "del problema con mezzi diplomatici".

Teheran chiede tempo e invita gli Stati Uniti a non esagerare con le richieste. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha sottolineato che "il successo della strada diplomatica richiede serietà e realismo da parte della controparte, nonché l'evitare qualsiasi errore di calcolo o esagerazione". E l'Iran sarà uno dei temi che il segretario di Stato americano Marco Rubio affronterà durante la sua visita in Israele, prevista per il 2 e 3 marzo. Nell'agenda, anche il Libano e gli sforzi per attuare il Piano di Pace per Gaza. Ma i movimenti diplomatici nella regione suggeriscono che l'attacco statunitense possa essere vicino. Il Dipartimento di Stato Usa ha autorizzato l'evacuazione del personale governativo non impegnato in emergenze in Israele, citando rischi per la sicurezza. Il New York Times ha riferito di una mail inviata venerdì mattina ai dipendenti della sede diplomatica dall'ambasciatore Mike Huckabee, in cui si avvertiva che se volevano lasciare Israele "avrebbero dovuto farlo oggi". Il Regno Unito ha deciso ritirare temporaneamente il personale diplomatico dall'Iran, mentre la Farnesina ha confermato "gli avvisi rivolti da settimane ai cittadini italiani in Iran a lasciare il Paese" e ha raccomandato prudenza in tutta la regione. Istanbul ha sospeso i voli con destinazione Teheran e la Cina ha esortato i suoi cittadini a lasciare l'Iran il prima possibile.

Il proseguimento dei negoziati rischia di essere influenzato anche da un recente rapporto dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea). L'agenzia ha dichiarato che Teheran non le ha concesso l'accesso alle strutture nucleari colpite dalla 'guerra dei 12 giorni' dello scorso giugno, impedendo così la verifica se l'Iran abbia sospeso tutte le attività legate all'arricchimento e la dimensione delle scorte di uranio nei siti colpiti. L'Aiea ha anche osservato, attraverso immagini satellitari, "attività veicolari regolari" attorno all'ingresso di un complesso di tunnel a Isfahan. Inoltre, ha rilevato "attività" in alcuni dei siti colpiti, tra cui quelli a Natanz e Fordow, ma ha aggiunto che "senza accesso a queste strutture, non è possibile confermare la natura e lo scopo delle attività". Secondo l'agenzia, l'Iran mantiene una scorta di 440,9 chilogrammi di uranio arricchito fino al 60%, un livello vicino a quello richiesto per la produzione di armi nucleari (90%). Ma i colloqui tecnici con rappresentanti di livello inferiore, ha riferito l'Oman, continueranno la prossima settimana a Vienna, sede dell'Aiea. Nel frattempo, l''armada' di Trump continua a rinforzarsi: la Uss Gerald R. Ford, partita ieri da Creta, arriverà nelle prossime ore sulla costa settentrionale di Israele, in rotta verso l'area di Haifa.

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