"raffreddare" la situazione
Usa, Trump fa un passo indietro sul Minnesota: rimosso Bovino dopo la crisi
Il Minnesota è diventato l'epicentro di una tempesta politica e sociale che rischia di scuotere le fondamenta stesse degli Stati Uniti. Le uccisioni di Renee Good e Alex Pretti, cittadini americani caduti sotto il fuoco degli agenti federali durante l'operazione di controllo migratorio "Metro Surge", hanno innescato una crisi istituzionale senza precedenti tra lo Stato e l'amministrazione Trump. Gli ultimi aggiornamenti, tuttavia, registrano sviluppi significativi che suggeriscono un parziale arretramento del governo federale e un tentativo di allentare una tensione che stava creando le premesse di un vero e proprio conflitto civile. Il primo segnale di una svolta è arrivato con la rimozione di Gregory Bovino, capo della Border Patrol e volto della linea dura in Minnesota. Secondo fonti vicine al Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS), Bovino e parte dei suoi agenti lasceranno Minneapolis entro la giornata odierna. Bovino, a cui manca poco per la pensione, a quanto si apprende dovrebbe tornare al suo vecchio ruolo di capo del settore di El Centro in California. La mossa giunge dopo una pressione costante da parte delle autorità locali: "I minnesotani ne hanno abbastanza del signor Bovino", ha dichiarato lapidario il Procuratore Generale Keith Ellison. Il DHS ha inoltre sospeso gli account social di Bovino, cercando di contenere una narrativa che Ellison ha definito inaffidabile.
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La sfiducia del Procuratore rimane però alta: nonostante l'ordine restrittivo di un giudice federale che proibisce la distruzione o l'alterazione delle prove sulla morte di Pretti, Ellison teme che le agenzie federali possano occultare i fatti. "Non posso assolutamente fidarmi", ha ribadito alla CNN, sottolineando come l'amministrazione abbia inizialmente negato ogni responsabilità degli agenti coinvolti. Attualmente, circa 3.000 ufficiali dell'ICE e della CBP operano nell'area, una presenza massiccia che il governatore Walz sta cercando disperatamente di ridurre. Un altro punto di rottura fondamentale riguarda la comunicazione della Casa Bianca. Subito dopo l'uccisione, avvenuta sabato, di Alex Pretti, infermiere di terapia intensiva, il Segretario alla Sicurezza Interna Kristi Noem e il vice capo dello staff Stephen Miller avevano etichettato la vittima come un "terrorista interno" senza fornire alcuna prova a tale pesantissima affermazione.
Tuttavia, nelle ultime ore, la portavoce presidenziale Karoline Leavitt ha operato un netto smarcamento. Rispondendo alle incalzanti domande della stampa, Leavitt ha dichiarato di non aver mai sentito il Presidente Trump definire Pretti in quel modo, aggiungendo che il tycoon desidera ora che siano "i fatti a guidare l'indagine". Questa presa di distanza dalle posizioni estremiste di Miller e Noem sembra indicare una volontà di "raffreddare" la situazione, forse per timore di ripercussioni legali o di una perdita di consenso nel Midwest. In questo clima di incertezza, il governatore del Minnesota Tim Walz ha riferito di una conversazione telefonica con Donald Trump che segnerebbe un "cambiamento di tono". Walz ha ottenuto l'apertura del Presidente su due punti cruciali: la possibilità che il Minnesota Bureau of Criminal Apprehension (BCA) conduca un'indagine indipendente sulle morti di Good e Pretti e la riduzione del contingente federale nello Stato. "Mi fido della loro parola adesso", ha dichiarato Walz a MPR News, pur rimanendo cauto. Il governatore ha sottolineato che, sebbene non ci sia spazio per i criminali, è inaccettabile che i cittadini americani debbano temere per la propria vita per il colore della pelle. Il passaggio delle operazioni nelle mani dello "zar di frontiera" Tom Homan, che sostituirà Bovino nel coordinamento, sarà il banco di prova per questo nuovo corso. Se l'amministrazione Trump manterrà le promesse di collaborazione e trasparenza, il Minnesota potrebbe vedere l'inizio di una difficile de-escalation; in caso contrario, lo scontro tra sovranità statale e potere federale è, con pochi margini d'errore, destinato a infiammare l'intero Paese.