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Starmer vola in Cina dopo Marcron e Carney. Ora gli alleati Nato guardano a Pechino e non più agli Usa

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Foto:  Ansa

Andrea Riccardi
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Keir Starmer volerà in Cina per una visita di Stato. A Pechino si sono appena recati il presidente francese Emmanuel Macron, a dicembre, e il primo ministro canadese Mark Carney, a metà gennaio. Mentre l'alleanza transatlantica si sgretola e alcuni Paesi guardano alla Cina come a una sponda con cui stringere accordi. Ci proverà adesso anche il premier britannico. Ma gli analisti di Chatham House avvertono dello "strumento di potere invisibile" di Pechino "esercitato attraverso legami e dipendenze economiche, più difficile da individuare e da decodificare una volta integrato". E non solo in settori strategici come le terre rare. È quello del leader Labour il primo viaggio in Cina di un primo ministro del Regno Unito dalla missione di Theresa May del 2018 quello annunciato in coincidenza con il via libera alla costruzione della nuova ambasciata cinese a Londra, nella sede che fu della zecca di Stato, non lontano dalla Torre di Londra. Starmer, accompagnato anche dal ministro delle Finanze Rachel Reeves, parteciperà a un business forum a cui saranno presenti personalità degli affari di entrambi i Paesi. E vedrà il presidente Xi Jinping, anche se oggi il portavoce del ministero degli Esteri a Pechino ha rimandato ai prossimi annunci. L'interesse dei Paesi come la Gran Bretagna in prodotti per la transizione verde, dalle batterie alle auto elettriche "rischia di creare nuove dipendenze nel futuro sistema energetico". Le misure introdotte da Downing Street per prevenire tale rischio "rimangono frammentate". "Manca ancora un approccio olistico alla sicurezza economica e quindi le linee rosse della cooperazione con la Cina" e un "allineamento più stretto con partner affini come l'Unione europea, l'Australia, il Giappone e il Canada".

Ma una cosa è certa. Dopo l'intervento di Donald Trump a Davos sulla Groenlandia "gli alleati degli Stati Uniti si stanno tutti adeguando alla realtà in cambiamento e cercando una nuova strategia", riporta il Financial Times, sottolineando che il discorso che ha invece tenuto al World Economic Forum proprio Carney, con un richiamo a fare leva più sulla forza che non sugli ideali, "ha indicato una reale strategia, diversificare dall'America". E il de-risking introdotto per proteggere le catene di rifornimento dal pericolo posto in passato dalla Cina ora si modella sugli Stati Uniti. E operare il de-risking dagli Usa potrebbe implicare sul lungo periodo rischiare di più, questa volta con la Cina.

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