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Crans Montana, porta chiusa nel bar per non far entrare clienti "a sbafo": 900 euro per un tavolo

Foto: Ansa 

Alessandra Zavatta
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Era chiusa a chiave dall'interno l'uscita di servizio del bar Le Constellation per non far entrare "a sbafo" i giovanissimi che volevano trascorrere una serata a ballare nel rinomato night di Crans Montana. L'ingresso e un posto al tavolo costavano 900 euro a persona, anche di più in occasione di eventi particolari. Cyane Panine, la cameriera francese ventiquattrenne morta nel rogo di Capodanno, lo aveva raccontato più volte ai genitori, Jerome e Astrid, lamentandosi tra l'altro del misero stipendio. E la coppia lo ha riferito agli inquirenti della Procura di Sion che sta indagando sulle cause dell'incendio che ha ucciso 40 ragazzi e ne ha feriti 116. Quella porta, se fosse stata aperta, avrebbe permesso a molti, se non a tutti, di fuggire e mettersi in salvo. Invece era serrata. Jacques Moretti, il corso proprietario del bar discoteca, agli investigatori ha confessato di aver trovato la porta chiusa ma non ne ha spiegato il motivo. Eppure doveva saperlo, il locale era suo. Forse un'attenta gestione al denaro e (chissà!) la fiducia nella Provvidenza, visto che non era mai accaduto nessun incidente nell'elegante ritrovo incastonato tra le Alpi svizzere.

Che ci fosse attenzione a non rimetterci soldi lo avrebbero raccontato agli inquirenti alcuni sopravvissuti al rogo, che hanno visto la moglie di Moretti, Jessica, allontanarsi con la cassa non appena le fiamme sono divenute incontrollabili. Ma la registrazione delle telecamere di sorveglianza della struttura si ferma all'1.23 del mattino, tre minuti prima dell'incendio. La donna era comunque presente mentre il rigo iniziava e nessuno, neppure lei, pareva rendersene conto. Il quotidiano tedesco Bild ha esaminato decine di fotografie scattate quella sera dagli avventori e finite poi sui social network. Volevano soltanto immortalare la festa per l'arrivo dell'anno nuovo e si sono ritrovati in mezzo all'inferno. Una di queste immagini, secondo Bild che l'ha pubblicata, riprende una donna con capelli lunghi, neri e lisci, non giovane, che con la mano destra tiene un telefono cellulare e con la sinistra una bottiglia di champagne dove è stato innestato un bengala che lancia scintille. Il giornale tedesco ritiene possa trattarsi proprio della quarantenne Jessica Moretti. Sta inquadrando Cyane Panine, la cameriera vittima della strage. La ragazza è sulle spalle del dj Mateo Lesguer, 23 anni, e sta alzando verso il soffitto due bottiglie di champagne con i bengala che sprizzano scintille. Indossa un casco nero e probabilmente non vede che quelle "fontane di luce" hanno già fatto prendere fuoco alla copertura fonoassorbente del soffitto che è infiammabile.

Intorno ci sono altri ragazzi, tutti con bottiglie dello stesso tipo, in quello che sembra un brindisi. Dietro Jessica Moretti c'è qualcun altro che riprende la scena con tanto di fiamme già evidenti sul controsoffitto. Alla donna i magistrati hanno vietato di lasciare Crans Montana ritenendo che ci sia pericolo di fuga. Jacques Moretti è stato arrestato e poi rilasciato dopo che un imprenditore ginevrino ha pagato la cauzione da 200 mila franchi. Entrambi sono accusati di omicidio colposo e rischiano vent'anni di carcere. Nonostante Jacques abbia detto di aver aperto la "famosa" porta per far uscire i clienti. Ma erano tutti morti. Chi è scappato lo ha fatto dalla scala in legno che dal seminterrato, dove si trovava la discoteca, conduceva al piano superiore e all'uscita principale del bar. La calca era tanta che alcuni hanno dovuto rompere le vetrate per salvarsi. Non tutti però hanno potuto salire quella scala perché, come scrive il quotidiano britannico Daily Mail, dopo i lavori di ristrutturazione del locale effettuati nel 2015 la larghezza era stata ridotta da tre a un metro o poco più per guadagnare spazio. E quando l'incendio si è allargato il corrimano si è staccato e 34 delle 40 vittime, hanno accertato i pm del Canton Vallese, sono cadute giù e sono morte. Per le ferite riportate, le ustioni e il fumo respirato. "Ho gridato al fuoco quando ho visto le fiamme sul soffitto ma con quella maledetta musica nessuno mi sentiva", ha raccontato uno dei sopravvissuti.

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