Ucraina: si tratta al trilaterale di Abu Dhabi, il nodo resta il Donbass
Gli occhi del mondo sono puntati su Abu Dhabi dove Russia, Ucraina e Usa si stanno incontrando per trovare una soluzione al conflitto fra Kiev e Mosca che dura ormai da quasi quattro anni. Il vertice è stato preceduto dalla visita al Cremlino degli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner che hanno incontrato il presidente russo Vladimir Putin. Con loro per la prima volta anche Josh Gruenbaum, il direttore del Federal Acquisition Service, l'agenzia federale responsabile delle forniture governative, che ricopre anche il ruolo di consigliere senior nel Board of Peace di Donald Trump. Quattro ore di colloqui che Mosca ha definito "eccezionalmente sostanziali e improntati alla fiducia". Negli Emirati il braccio di ferro verte soprattutto sulla questione dei territori. "Le forze armate ucraine devono lasciare il Donbass. Questa è una condizione molto importante per un accordo", ha dichiarato senza giri di parole il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Lo stesso Zelensky ha definito quella dell'area contesa nell'Est dell'Ucraina una "questione chiave". Gli incontri ad Abu Dhabi proseguiranno anche nella giornata di sabato. Secondo il presidente ucraino "è ancora troppo presto per trarre conclusioni" in quanto è necessario che non solo Kiev desideri di porre fine al conflitto "ma che anche in Russia nasca in qualche modo un desiderio simile". Lo stesso Zelensky ha fatto che sapere di aver raggiunto un accordo a Davos con l'amministrazione americana sull'invio di munizioni per i sistemi di difesa Patriot. "Ho parlato con il presidente Trump e ho ottenuto missili PAC-3 per i Patriot", ha affermato senza precisarne la quantità.
Dal palco di Davos il presidente ucraino aveva anche sferzato l'Europa descrivendola come "divisa e smarrita" criticandola per una risposta che ha definito lenta e frammentaria all'invasione russa paragonando quello che stanno vivendo i cittadini ucraini al film 'Ricomincio da capo' in cui il protagonista deve rivivere lo stesso giorno più e più volte. Parole che non sono state apprezzate dai vertici del governo italiano. "Un po' mi è dispiaciuto", ha affermato la premier Giorgia Meloni mentre il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha definito "ingeneroso nei confronti dell'Europa" il discorso del presidente ucraino dopo che il Vecchio Continente ha fatto "di tutto" per sostenere "dal punto di vista politico, finanziario e militare", l'Ucraina. Il premier britannico, Keir Starmer, ha invece detto di comprendere la "frustrazione" di Zelensky invitando l'Europa a "intensificare gli sforzi in materia di difesa e sicurezza" in quanto "il protagonista chiave è Putin, che potrebbe porre fine alla guerra immediatamente".
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