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Iran, orrore senza fine del regime: “Oltre 20mila morti nelle repressioni”. I dati choc

Luigi Frasca

Il bilancio delle vittime della repressione delle proteste in Iran potrebbe superare le 20 mila persone. Lo ha affermato la relatrice speciale dell'Onu per i diritti umani in Iran, Mai Sato, citando informazioni fornite da medici all'interno del Paese. "Metterei la stima minima a oltre 5.000, secondo le organizzazioni più conservative, ma ho ricevuto rapporti che parlano di 20.000 morti, trasmessi soprattutto da medici coraggiosi con accesso a Starlink", ha dichiarato in un'intervista all'emittente australiana Abc. Sato ha aggiunto che le autorità iraniane stanno cercando di nascondere la portata delle violenze, obbligando le famiglie dei caduti a firmare documenti che li identificano come membri delle forze paramilitari Basij e imponendo pagamenti per il ritiro dei corpi. Secondo la relatrice, i massacri ricordano per intensità e gravità quanto avvenuto nella Striscia di Gaza, sottolineando la necessità di un'indagine internazionale: "Crimini contro l'umanità includono uccisioni sistematiche, torture e detenzioni arbitrarie. Quello che stiamo vedendo è estremamente serio e la missione di fact-finding già in atto è la più adatta per raccogliere prove e assicurare che i responsabili siano chiamati a rendere conto". Sato ha indicato che il Consiglio per i diritti umani dell'Onu potrebbe convocare una sessione d'emergenza già questa settimana per prolungare il mandato della missione e verificare se il leader supremo Ali Khamenei e altri esponenti del regime debbano essere deferiti alla Corte penale internazionale.

 

  

 

"Ci sono stati almeno 20mila morti in Iran nelle ultime due settimane e stanno continuando a torturare", è quanto ha affermato pure Reza Pahlavi, figlio del deposto Scià, a 'Cinqueminuti'. Pahlavi non crede che il regime sia saldo e si dice pronto a guidare "un Governo di transizione". Il regime iraniano è troppo forte per essere abbattuto? "Sono totalmente in disaccordo - ha risposto Pahlavi - se fosse così forte, perché dovrebbe importare dal di fuori oltre 5000 elementi dal Libano, dall'Afghanistan, dall'Iraq per entrare in Iran e uccidere i cittadini iraniani? Il regime non può contare neanche sui propri elementi per portare avanti questa oppressione". Il regime - secondo Pahlavi - "sta per crollare. Questa è un'ultima spiaggia per loro, per cercare di intimidire la gente utilizzando la violenza, sperando che il mondo non intervenga. Ma questo davvero è un'ultima spiaggia".