Ucraina, Guido Crosetto: "Fiero degli aiuti a Kiev". Ma i vannacciani votano no
"Lo spirito con cui l'Italia ha aiutato l'Ucraina finora è stato questo: impedire che chi vuole distruggerla e chi vuole piegare la popolazione ucraina, potesse farlo. Di questo qualcuno di voi si vergognerà, io mi sento orgoglioso". Guido Crosetto conclude così le sue comunicazioni nell'aula della Camera, tra gli applausi convinti di FdI e FI. Tra i banchi della Lega si contano non poche assenze (su 61, al momento del voto si conteranno otto deputati in missione e sette assenti) e le manifestazioni di sostegno al ministro della Difesa si contano sulle dita di una mano, tiepide. "Sostenere l'Ucraina non significa voler prolungare il conflitto, significa evitare che la fine delle ostilità si trasformi in una pace apparente e fragile, costruita sull'ingiustizia e destinata a spezzarsi nuovamente. Interrompere, oggi, il sostegno, l'aiuto all'Ucraina significherebbe rinunciare alla pace prima di averla costruita", insiste Crosetto, che aggiunge: "Questa notte, mentre noi dormivamo, su Kiev e su tutta l'Ucraina hanno continuato a cadere migliaia di missili e bombe. E io - vi devo dire - non ce l'ho, ma se avessi avuto la possibilità - non ce l'ho perché non li abbiamo - di dare all'Ucraina i mezzi per impedire a tutte quelle bombe di cadere, glieli avrei dati".
Mentre il titolare della Difesa pronuncia queste parole, in piazza Montecitorio va in scena il flash mob del "Team Vannacci". Una decina di persone legate all'associazione Mac (Mondo al contrario) srotola uno striscione con su scritto "Basta finanziamenti a Kiev per le armi. Le risorse per i cittadini italiani". "Il generale dice da sempre e con coerenza basta ai finanziamenti a Kiev per l'acquisto di armi e noi seguiamo questo principio - dice il responsabile romano di Mac Marco Pomarici -. Quei fondi destiniamoli ai cittadini italiani e alle tante urgenze del nostro Paese. Anche perché tanti di questi fondi sono andati a cessi d'oro e al cerchio magico di chi governa l'Ucraina". Alla manifestazione fanno capolino i deputati leghisti Rossano Sasso ed Edoardo Ziello che, al momento di rientrare in Aula per votare, esprimeranno il loro dissenso dicendo no alla risoluzione presentata dal centrodestra, che comunque viene approvata a larga maggioranza. In Senato, il voto avviene per alzata di mano e non viene registrato attraverso i tabulati. È poi il capogruppo Massimiliano Romeo, allora, a chiarire: "Le ricostruzioni in merito al voto della risoluzione di maggioranza sull'Ucraina sono fantasiose e faziose. I senatori presenti del gruppo della Lega hanno votato a favore e in maniera compatta. Il senatore Borghi non ha partecipato al voto", spiega.
Anche sul fronte delle opposizioni le divisioni non mancano. M5S e Avs, nelle rispettive risoluzioni, impegnano il Governo a interrompere la fornitura di armi a Kiev. A favore di ogni aiuto, invece, Pd, Iv, Azione e Più Europa. I dem, allora, decidono di astenersi sui testi presentati dalla maggioranza e dalle altre opposizioni, a eccezione del no all'impegno per lo stop delle armi a Kiev. Non solo l'Ucraina, però. Dopo la frattura creatasi sull'Iran con l'astensione del M5S alla mozione bipartisan in commissione Esteri al Senato, alla Camera i pentastellati cercano di "ricompattare" il fronte, anche in vista della piazza che li vedrà insieme a sostegno del popolo di Teheran. Giuseppe Conte, insieme ai deputati Francesco Silvestri e Riccardo Ricciardi, firma una risoluzione da abbinare a quella del presidente Giulio Tremonti (identica a quella Craxi approvata dal Senato), con un unico impegno ulteriore: "a scongiurare azioni militari unilaterali fuori dal quadro del diritto internazionale, promuovendo tutte le necessarie iniziative diplomatiche e di carattere sanzionatorio da parte della comunità internazionale e degli organismi internazionali". Il testo viene sottoscritto anche da Nicola Fratoianni: "Avs sottoscrive e vota entrambe le risoluzioni", è la linea. Il Pd non lo controfirma, ma lo vota. Ad eccezione, però, della dem riformista Lia Quartapelle. "Loro si sono di nuovo astenuti sul sostegno ai manifestanti. Il loro sostegno è vincolato alla condanna a un'ipotesi ed è un atteggiamento inaccettabile di fronte a ragazzi che muoiono. È inaccettabile sottoporre a condizioni il sostegno ai manifestanti", attacca. "Il testo M5S ha avuto come unico effetto, di evitare che per una volta riuscissimo ad avere una posizione unitaria. Si è persa un'occasione e credo che sia grave", le fa eco da Più Europa Benedetto Della Vedova. E' lo stesso Conte a replicare: "Io mi fermo alle forze politiche: il Pd ha votato il nostro impegno e anche Avs ha votato. Quartapelle deve chiarirsi col Pd, mica con me", punge. Quanto alle distanze con gli alleati sulle armi a Kiev l'ex premier non ha dubbi: "Non c'è nulla di nuovo, ma chi oggi dice che l'operazione Usa in Venezuela è legittima e allora forse deve riqualificare anche l'intervento della Russia, che non è andata a prendere il petrolio, ma c'era, e questo è un fatto oggettivo, una comunità russofila e russofona nel Donbass".
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