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Europa compatta nell'aiutare Kiev. Meloni: "L'Italia non invierà soldati"

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Foto:  Lapresse 

Andrea Riccardi
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L'Italia conferma il sostegno alla sicurezza dell'Ucraina, ma ribadisce con chiarezza alcuni punti fermi della propria posizione. Al vertice dei cosiddetti "Volenterosi", riuniti a Parigi, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha riaffermato l'esclusione dell'impiego di truppe italiane sul terreno, nel quadro delle garanzie di sicurezza in discussione. Lo rende noto Palazzo Chigi, sottolineando come la volontarietà della partecipazione dei Paesi della coalizione a un'eventuale forza multinazionale e il rispetto delle procedure costituzionali nazionali siano principi da sempre sostenuti dall'Italia e richiamati anche nella dichiarazione finale del summit. Il vertice è stato definito "costruttivo e concreto" e ha consentito, secondo la nota, di confermare un elevato livello di convergenza tra Ucraina, Stati Uniti, Unione europea e altri partner internazionali. I lavori si sono concentrati sull'affinamento di un sistema di garanzie di sicurezza ispirato all'articolo 5 della Nato, un'impostazione che Roma sostiene da tempo. Tali garanzie dovrebbero rientrare in un pacchetto più ampio di intese, da definire in stretto coordinamento con Washington, con l'obiettivo di tutelare la sovranità e l'indipendenza dell'Ucraina. Tra gli elementi chiave figurano un meccanismo articolato di monitoraggio per un'eventuale cessazione del fuoco e il rafforzamento delle capacità militari ucraine.

Nel corso dell'incontro è stata condivisa anche la linea da mantenere nei confronti di Mosca. I membri della coalizione hanno concordato sulla necessità di continuare ad esercitare una forte pressione collettiva sulla Russia. In caso di una nuova aggressione da parte del Cremlino, la dichiarazione di Parigi prevede impegni vincolanti a sostegno di Kiev per il ripristino della legalità, che potrebbero includere l'impiego di capacità militari, il supporto di intelligence e logistica, iniziative diplomatiche e l'adozione di ulteriori sanzioni. Soddisfazione è stata espressa dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che ha parlato di una "forte dimostrazione di unità". La dichiarazione congiunta, ha spiegato, invia "un messaggio chiaro" di sostegno all'Ucraina e alla prospettiva di un futuro sicuro e prospero per il Paese. Anche il presidente francese Emmanuel Macron ha sottolineato l'importanza del risultato raggiunto, evidenziando come per la prima volta venga riconosciuta una convergenza operativa tra i 35 Paesi della coalizione, l'Ucraina e gli Stati Uniti, nell'ottica di "solide garanzie di sicurezza". Macron ha inoltre annunciato la creazione di una cellula di coordinamento per integrare sul piano operativo le forze dei Paesi volenterosi e degli Stati Uniti, nonché l'istituzione di meccanismi di sorveglianza della tregua sotto leadership americana, con il contributo di diversi Stati. È prevista anche una Commissione speciale incaricata di gestire eventuali violazioni della cessazione del fuoco, attribuire le responsabilità e definire le misure da adottare.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha parlato di "passi avanti concreti" e si è detto pronto a firmare con gli Stati Uniti accordi sulle garanzie di sicurezza. Insieme a Macron e al premier britannico Keir Starmer, ha inoltre siglato una dichiarazione d'intenti sul possibile dispiegamento di una forza multinazionale dopo una cessate il fuoco. "È il vertice più rappresentativo mai tenuto", ha commentato Zelensky, ricordando la presenza dei 27 leader dell'Unione europea, della Nato e di Paesi partner come Australia, Nuova Zelanda e Turchia. A margine del vertice, il primo ministro britannico Keir Starmer ha osservato che la pace "è più vicina che mai", pur avvertendo che la fase più complessa deve ancora iniziare. Più aperta alla partecipazione diretta di militari in una missione di mantenimento della pace si è mostrata la Spagna: il premier Pedro Sánchez ha affermato che, se tali missioni sono state condotte in altre aree del mondo, non vi avrebbero ragioni per escluderle in Europa. L'inviato speciale di Donald Trump, Steve Witkoff, ha infine sottolineato che a Parigi sono stati compiuti "progressi significativi" su diversi dossier cruciali, dalle garanzie di sicurezza bilaterali a un piano per la prosperità dell'Ucraina.

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