Zohran Mamdani ha giurato sul Corano. New York ha il suo sindaco
New York. Pochi minuti dopo la discesa della «sfera» a Times Square, Zohran Mamdani, 34 anni, è diventato ufficialmente sindaco della città più importante degli Stati Uniti. Primo musulmano, dichiaratamente socialista.
L'inaugurazione notturna, potentissima nei simboli, si è svolta sotto la città, in una stazione della metropolitana abbandonata accanto a City Hall. Accanto a lui c'era la giovane moglie Rama Duwaji, di origine siriana, ormai simbolo di una New York multietnica che rivendica senza paura la propria identità culturale e religiosa. A prestargli giuramento è stata Letitia James (la procuratrice che Trump vuole processare per averlo incriminato), mentre Mamdani posava la mano su due Corani, uno appartenuto al nonno, l'altro ad Arthur Schomburg, un omaggio alla storia afroamericana. Dieci minuti appena. Ma un passaggio lungo una generazione. All’ora di pranzo poi la cerimonia di insediamento a City Hall, davanti a una folla stimata di oltre 40 mila sostenitori. L'evento all'aperto e vedrà la partecipazione di numerosi ospiti e volti noti del mondo politico, culturale e dello spettacolo. A portare Mamdani al potere della città più importante del mondo è stata soprattutto una valanga di giovani. Under 30, studenti, precari, riders, first-time voters. Ragazze e ragazzi che non si erano mai riconosciuti e quindi non avevano partecipato alla politica cittadina e che hanno deciso di entrarci di peso, spinti da una parola chiave: accessibilità. Case troppo care, trasporti inefficienti, servizi impossibili. Mamdani ha parlato la loro lingua, sui social e per strada, senza mediazioni. E loro lo hanno portato al potere.
Ora però viene la parte più difficile. Quella generazione che lo ha eletto è entusiasta, ma anche esigente. Non ha pazienza infinita né fedeltà automatiche. Può passare rapidamente dall'energia alla delusione, dall'impegno al disincanto. Se Mamdani vorrà restare a lungo alla guida di New York dovrà dimostrare, molto presto, di saper trasformare il linguaggio della speranza in risultati concreti. Le sfide sono enormi: un apparato amministrativo gigantesco, una città segnata da disuguaglianze profonde, tensioni politiche e identitarie fortissime. E un'agenda ambiziosa che richiede risorse, alleanze, compromessi. Non basteranno più gli slogan.
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