Sanchez alla corte cinese di Xi. E ora Trump apre "Accordo? Ottimista"
Mentre Sanchez vola in Cina, Trump è «ottimista» sulla possibilità di un accordo commerciale con Pechino. Lo ha assicurato ieri la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. Ma, intanto, anche se il viaggio del premier spagnolo era programmato da tempo, il fatto che avvenga nel pieno del complicato braccio di ferro sui dazi (che tra Cina e Stati Uniti sembra un incontro da «Fight Club») appare come una pesantissima coincidenza temporale. Però il dato della trasferta di Pedro Sanchez, a Pechino interroga sull’ennesima prova di doppio registro della sinistra italiana. Che ha preventivamente passato al microscopio l’imminente missione di Giorgia Meloni a Washington (che ha pienamente l’avvallo europeo), sollevando ingiustificati allarmi sul rischio disgregazione del fronte comunitario, mentre non s’ode alcun punto interrogativo sul viaggio del Capo del governo spagnolo al cospetto di Xi Jinping.
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Un appuntamento che ha delle complessità, anche in quel caso. Perché è vero che l’Europa si trova oggettivamente nella necessità di allargare a Oriente la ricerca di ulteriori spazi di mercato, con la bomba dei dazi americani per ora non disinnescata ma a cui è stato solo allungato il timer. Però è altrettanto vero che l’offensiva ad alto tasso di tariffe tra Washington e Pechino, avendo pregiudicato almeno al momento gli sbocchi commerciali del Dragone negli Stati Uniti, rischia di causare lo sbarco massificato dei suoi prodotti nel vecchio continente. Insomma, il tema è delicato e anche in questo caso si cammina sul filo. «La Cina è un partner fondamentale per noi quando si tratta di affrontare le maggiori sfide nel mondo», ha detto Pedro Sanchez, osservando che «il complesso panorama globale rende necessario per noi scommettere su più dialogo, più cooperazione, e sul rafforzamento dei nostri rapporti con gli altri Paesi e blocchi regionali».
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Xi Jinping, dal suo lato, ha affermato che il suo Paese e l’Ue Europea «dovrebbero farsi carico delle proprie responsabilità internazionali, mantenere insieme la tendenza della globalizzazione economica e l’ambiente del commercio internazionale e resistere insieme alle prepotenze unilaterali». Il riferimeto alle «prepotenze» è fin troppo chiaro. Il Primo ministro spagnolo, ancora, si è premurato di sottolineare che la politica estera del suo Paese «non è contro nessuno», ma «a favore della comprensione tra Paesi, della difesa dell'ordine multilaterale e del libero commercio». E quanto alla Cina ha affermato: «Vogliamo lavorare sugli investimenti in modo equilibrato, affinché contribuiscano allo sviluppo dei nostri paesi secondo le rispettive visioni, e desideriamo promuovere l'avvicinamento tra le nostre società». Di certo, l’iniziativa si colloca in continuità rispetto a quanto sta facendo la Commissione in questi giorni. Tuttavia, il silenzio della sinistra è un dato. Intanto Canada e Stati Uniti inizieranno i colloqui per un nuovo accordo commerciale all'inizio di maggio, così come annunciato dal primo ministro Mark Carney. Quest’ultimo ha sottolineando c he la guerra commerciale del presidente Donald Trump sta già colpendo il mercato del lavoro canadese.
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