manovre pericolose

Russia, la flotta davanti alla Sicilia spaventa tutti: il carico militare segreto

Gabriele Imperiale

Una flotta russa di fronte le coste della Sicilia. Tre navi militari provenienti dal Mar Baltico e dirette in Siria armate di tutto punto con mitragliere a tiro rapido e missili a corto raggio. Nessuno spazio a sabotaggi ne atti ostili. Misure di sicurezza eccezionali per un carico bellico tanto segreto quanto delicato. Un passaggio ravvicinato alle nostre coste obbligato per la flotta di Mosca e di Vladimir Putin: troppo alto, infatti, il rischio per queste imbarcazioni militari se prendessero il largo nel Mar Nero con i droni marittimi o i missili a lungo raggio di Kiev sempre in agguato.  Ma cosa sta facendo la flotta russa nel Canale di Sicilia e quali sono i suoi obiettivi? Lo spiega Gianluca De Feo su La Repubblica.  “La loro missione abituale è quella di far sbarcare truppe e mezzi d’assalto – spiega il giornalista –. Nelle ultime settimane Mosca sta prendendo misure di sicurezza straordinarie per il trasferimento di equipaggiamenti verso il porto siriano di Tartus, da cui poi spesso vengono smistati ai Paesi amici dell’Africa e del Medio Oriente”.

 

  

 

Operazioni di trasporto merci assolutamente top secret che, vista la guerra in Ucraina, “ora partono dal Baltico, costeggiano tutta la costa atlantica della Ue e quindi superano le Colonne d’Ercole. Anche nel Mediterraneo, però, i cargo non vengono mai lasciati da soli, facendoli accompagnare da una scorta armata”. Un viaggio inaugurato in passato dalla “Ursa Major” e dalla “Sparta IV” che, di proprietà formalmente di armatori privati, sono state fotografate in passato dai satelliti mentre “scaricavano sui moli del porto siriano batterie contraeree Sa300 e altri armamenti”.

 

 

Ora il nuovo viaggio che ha messo in allerta tutto il Mediterraneo: “Si sono mosse tre unità partite dalla regione di San Pietroburgo, con una breve tappa a Kaliningrad – spiega De Feo –, si tratta del ‘Ivan Gren’, una delle più moderne navi russe da assalto anfibio, del ‘Alexander Otrakovsky’, gemello delle quattro ‘Ropucha’ affondate o danneggiate in Crimea dai missili di Kiev, e della petroliera ‘Kola'”.  Cosa c’è nelle loro stive? Probabilmente carri armati, cingolati corazzati o cannoni semoventi. L’obiettivo del viaggio intrapreso dal profondo nord è poi assai più ampio: “Il loro via-vai nei mari – conclude il giornalista nel suo articolo – testimonia come il Cremlino continui a giocare una partita globale, in cui oltre alle trincee dell’Ucraina mira a conquistare posizioni in altri Paesi e in altri continenti”.