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Guerra nei cieli tra caccia italiani e russi: allarme intrusi, F35 all'inseguimento

Luca De Lellis

Non sarà stata la prima volta, ma non per questo la tensione è stata minore. Giovedì scorso si è registrato un affronto ad alta quota tra caccia russi e italiani nei cieli del Baltico. La notizia però è stata fatta trapelare solo da poco, e si è mossa direttamente la Nato per chiarire come non si sia verificato nessun incidente ma che, al contrario, i piloti sono stati professionali. Ma partiamo dal principio: cosa è successo davvero? Secondo quanto si apprende da Repubblica, il comando Nato della difesa aerea europea ha diramato un allarme interno, per aver notato che due Sukhoi di Mosca si stavano dirigendo a tutta velocità verso i confini di Varsavia. La cosa che ha insospettito è che i velocissimi jet non avevano comunicato un piano di volo, men che meno avevano contattato il controllo del traffico aereo. Si trattava quindi di due “intrusi” in una zona con un via vai di velivoli civili.

 

  

 

Non c’è stato tempo da perdere e, così, dalla base polacca di Malbork è decollata una coppia di F35 dell’Aeronautica italiana con la mansione di intercettare la marcia dei caccia di Vladimir Putin. Si è assistito quindi a un inseguimento a mille chilometri orari, con gli F35 italiani che pian piano sono riusciti ad affiancare e identificare gli aerei russi. Come detto, due Sukhoi 30 Flanker, considerati tra i migliori in servizio nell’aviazione di Mosca. Ci è voluto l’ausilio di messaggi radio e segnalazioni ottiche per avvertire i piloti sovietici di invertire la rotta immediatamente la rotta onde evitare spiacevoli conseguenze. E, dopo pochi minuti, i caccia sono rientrati alla base di partenza di Kaliningrad, gentilmente accompagnati proprio dagli F35 del 32° Stormo di Amendola (Foggia), appartenenti all’Aeronautica, che solo 48 ore prima erano diventati operativi. Come anticipato, la Nato ci ha tenuto a precisare come “l’incontro sia avvenuto in maniera professionale e i russi non sono penetrati nello spazio aereo dell’Alleanza”. Pericolo scongiurato.

 

 

Ma bisogna prestare attenzione, perché non si tratta della prima circostanza analoga. La base polacca di Malbork è la più vicina ai confini di Kaliningrad, a soli cinque minuti di volo. E, non di rado, accade che gli stormi di Mosca decollino senza preavviso, creando una minaccia alla circolazione commerciale. In diverse occasioni si sono avvicinati oltremodo alla zona di traffico aereo di competenza di Varsavia o addirittura hanno sorvolato le navi della Nato. Insomma, una chiara provocazione, l’ennesima, che stavolta la flotta italiana ha smorzato.