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In Francia è incognita ballottaggio. Nicola Porro manda in tilt la sinistra: "Perché Le Pen può battere Macron"

"Nessuna sorpresa". Sono le parole che ricorrono sulla stampa d'Oltralpe all'indomani del primo turno delle elezioni presidenziali francesi che hanno confermato i pronostici: un ballottaggio il 24 aprile tra il presidente uscente Emmanuel Macron e la leader di estrema destra Marine Le Pen. Il primo ha incassato oltre il 27,6% dei consensi, la seconda il 23%. Alta l'astensione, che ha superato il 25%, il dato più elevato dal 2002. Una sfida, quella tra i due rivali che hanno giocato il primo match nel 2017, che non entusiasma gli elettori, secondo gli osservatori francesi. E che dimostra quanto la vittoria del presidente uscente non sia affatto scontata. A riflettere sul dato reale e poi su quello che verrà ci ha pensato con un importante analisi anche il giornalista e conduttore Nicola Porro che conferma, dati alla mano, come il presidente francese sia riuscito a guadagnare circa quattro punti percentuali di distacco dalla rivale, ma che "nulla è ancora deciso" in Francia. E a pesare è soprattutto l'incognita dell'astensione.

  

"Le elezioni a doppio turno, come quelle francesi, non sono così semplici da prevedere - spiega Nicola Porro - La prima pietra di questa corsa all’Eliseo è già stata posata: Emmanuel Macron col 27,6% dei voti stacca di quattro punti la rivale Marine Le Pen (23,4%) e il candidato della sinistra Melenchon (21,9%). Le dichiarazioni post risultato dei candidati sembrano segnare il percorso: al ballottaggio i francesi si comporteranno come sempre, voteranno cioè il “meno peggio”, turandosi il naso alla maniera di Montanelli, scegliendo il candidato di sistema (Macron) contro l’estrema destra (Marine). Eppure, eppure i sondaggi non sono così convinti. Un margine di incertezza rimane dovuto soprattutto alla bassissima affluenza registratasi ieri: 65% degli aventi diritto contro il 69,4% di cinque anni fa. C’è dunque un grosso bacino di elettori da conquistare e che saranno al centro della battaglia elettorale dei prossimi giorni. Guerra in Ucraina permettendo".

Come avvenuto nella scorsa tornata elettorale, il presidente uscente ha vinto nei grandi centri, in particolare a Parigi, dove ha incassato il 35,49% delle preferenze, contro lo scarso 5% di Le Pen. La leader del Rassemblement National ha fatto fatica invece a convincere le aree metropolitane, mentre spopola nella Francia rurale. E' suo il primato del maggior numero di comuni conquistati, circa 20mila, distribuiti tra il Nord e il Sud, aree che maggiormente sentono il tema della migrazione, e la Corsica.

Un ottimo risultato lo incassa il candidato de 'La France Insoumise', Jean-Luc Mélenchon, che arriva a superare il 22%. Il radicale di sinistra convince giovani e periferie. Un bel bottino di voti che potrebbe essere decisivo per il ballottaggio del 24 aprile. Melenchon ha già detto ai suoi sostenitori di "non dare un solo voto a Le Pen". Tra due settimane si saprà se seguiranno il consiglio. Intanto, Macron e Le Pen si preparano per due settimane di campagna elettorale che si preannuncia serrata.

"Tutto dipenderà dall’immagine che saprà dare di sé Marine Le Pen - spiega Porro - Se gli elettori di Melenchon e Pécresse dovessero ritenerla un pericolo per la Repubblica, allora potrebbe finire come cinque anni fa e come ai tempi della sfida Chirac-Le Pen del 2002: l’arco costituzionale si riverserebbe alle urne per evitare lo spauracchio “fascista”. 

I sondaggi parlano chiaro: metà degli elettori di Mélenchon dovrebbero rifugiarsi nell’astensione, dell’altra metà invece la maggioranza convergerebbe in favore di Le Pen. "Una partita in bilico può sempre riservare delle sorprese - conclude Porro nella sua analisi - La partita è aperta. Ed è un paradosso: per vincere, la sovranista Le Pen deve puntare ai voti della sinistra. Radicale". Il primo turno infatti ha segnato anche una durissima sconfitta del partito socialista, con la candidata Anne Hidalgo, sindaca di Parigi, che non solo non è riuscita a superare la soglia del 2% a livello nazionale, ma che anche nella città che amministra ha ottenuto un risultato deludente, uno scarso 2,18%. La ex candidata all'Eliseo con i socialisti Segolene Royal ha già parlato della necessità di ricostruire la sinistra. Mentre il quotidiano Le Parisien si interroga se queste elezioni non segneranno per la gauche la "fine di un'era".