il caso

Una pace avvelenata: Roman Abramovich colpito il 3 marzo assieme ad altri due negoziatori

Benedetto Antonelli

L'oligarca russo Roman Abramovich e due negoziatori ucraini hanno «manifestato sintomi di sospetto avvelenamento» dopo un incontro a Kiev che si è tenuto il 3 marzo scorso. A rivelarlo è stato il Wall Street Journal. Abramovich avrebbe manifestato sintomi quali occhi rossi, lacrimazione dolorosa e desquamazione della pelle delle mani e del volto. La notizia, poco dopo, è stata confermata anche dallo stesso ex patron del Chelsea. Un suo portavoce, infatti, ha fatto sapere alla Bbc che ora sta bene e che continuerà ad adoperarsi per i negoziati. L'obiettivo è riuscire a far incontrare Putin con Zelensky. Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente ucraino, però, ha smentito il tentato avvelenamento. «Ci sono molte speculazioni e varie teorie del complotto - ha detto - tutti i negoziatori ucraini stanno bene».

 

  

 

Il sito investigativo Bellingcat, invece, sostiene che Abramovich e gli altri due mediatori hanno sofferto sintomi di avvelenamento da «armi chimiche», ma che il dosaggio della tossina utilizzata sarebbe stato insufficiente per provocare problemi gravi. Lo scopo, quindi, sarebbe stato solo quello di spaventare. Bellingcat «può confermare che tre membri della delegazione che ha partecipato ai colloqui di pace tra Russia e Ucraina la notte tra il 3 e il 4 marzo hanno sofferto sintomi coerenti con l'avvelenamento con armi chimiche. Una delle vittime era, appunto, Abramovich. Le sue condizioni di salute e quelle degli altri due negoziatori, tra cui il rappresentante dei tartari di Crimea Rustem Umerov, sono migliorate e i tre non sono in pericolo di vita». Su Twitter, Bellingcat ha spiegato che «Abramovich e un altro imprenditore hanno preso parte a negoziati insieme a Umerov. I colloqui si sono tenuti il pomeriggio del 3 marzo in territorio ucraino e sono durati fino alle 22». In seguito, «i tre membri del team negoziale si sono ritirati in un appartamento a Kiev e durante la notte hanno iniziato a manifestare i primi sintomi, tra cui infiammazione agli occhi e alla pelle, e dolore lancinante agli occhi. I sintomi non sono diminuiti fino al mattino». Quindi, «il giorno successivo il gruppo di negoziatori ha guidato da Kiev a Leopoli per dirigersi verso la Polonia e quindi a Istanbul, per continuare negoziati informali. A Bellingcat è stato chiesto un aiuto per individuare specialisti di armi chimiche che potessero eseguire un esame». E «in base a esami condotti in loco e da remoto, gli esperti hanno concluso che i sintomi erano molto probabilmente il risultato di un avvelenamento intenzionale con armi chimiche».

 

 

I sintomi erano compatibili con porfirina, organofosfati e sostanze bicicliche. Questo avvelenamento riporta subito alla mente quanto accaduto a personaggi considerati scomodi da Mosca, da Alexei Navalny ad Alexander Litvinenko, fino all'ex presidente ucraino Viktor Yushchenko. Il più recente è quello a Navalny. Era il 20 agosto 2020 quando l'oppositore di Putin perse conoscenza in volo da Tomsk a Mosca. L'aereo fece scalo a Omsk, dove Navalny venne ricoverato in coma. Due giorni dopo, su pressione di Francia e Germania, Navalny fu trasportato a Berlino all'ospedale la Charitè, dove gli venne salvata la vita. Era stato avvelenato con l'agente nervino novichok. Una volta guarito, nel gennaio 2021, Navalny è tornato in Russia dove è stato subito arrestato. Recentemente ha ricevuto una nuova condanna a nove anni di carcere.