Avanti Savoia in campo per i marò
Vittorio Emanuele saluta i soldati fedeli alla Repubblica che ha esiliato la sua famiglia
Anno nuovo, problemi vecchi per i due marò Latorre e Girone, ingiustamente accusati in India di non si sa bene che cosa e non si sa più bene neanche perché. Se da una parte le imputazioni contro i militari si sono perse nella giungla politico-legale indiana, i due Leoni di San Marco incassano dovunque solidarietà. Da Casa Savoia l'ultimo (in ordine di tempo) attestato di stima. «Ho ricevuto molti messaggi che hanno richiesto un mio intervento sulla complessa vicenda riguardante i nostri Marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre», annuncia Vittorio Emanuele di Savoia, sperando in una immediata e definitiva soluzione «che ponga fine a questa delicata vicenda internazionale, esprimo la piena fiducia della mia Casa nell'operato delle nostre Istituzioni». Il saluto arriva a fine anno, Vittorio Emanuele dedica un pensiero ai fucilieri di Marina italiani, ai quali rinnova «ancora una volta la vicinanza di Casa Savoia e l'invito a continuare ad onorare il motto "Patria e Onore" che ha fatto grande la nostra Marina Militare nel mondo». Ed è curioso e anche commovente, che il figlio dei Re d'Italia invii solidarietà a due militari che hanno prestato giuramento alla Repubblica, quella stessa Repubblica che ha mandato i Savoia in esilio e che ancora oggi non si decide a dare la degna sepoltura (al Pantheon) a chi questo mondo lo ha lasciato da decenni. Ciò rivela quanta sensibilità abbia risvegliato la vicenda di Latorre (malato in Italia e che dovrebbe rientrare in India il 16 gennaio, assurdamente pochi giorni dopo un intervento chirurgico al cuore) e Girone, rimasto da solo a Nuova Delhi in attesa della formalizzazione di accuse impossibili. Significativa è la presa di posizione del presidente dell'European Muslim League, l'ambasciatore Alfredo Maiolese: «Non possiamo rimanere inerti dinanzi a questa vicenda che vede coinvolti due uomini, anche di altra fede, che comunque chiedono di essere giudicati in modo equo senza alcun condizionamento politico. Pertanto rivolgiamo un invito alle autorità indiane affinché siano rispettate le norme di diritto internazionale sul giusto processo». In una lettera rivolta alla comunità islamica, Maiolese ricorda che «da circa tre anni i due soldati italiani si trovano in India per un'accusa di omicidio per aver sparato contro due pescatori indiani» ed ancora «attendono un processo, che, sulla base del diritto internazionale, dovrebbe essere celebrato in Italia». «Le autorità indiane - conclude la lettera - non solo non si adeguano alle norme internazionali, ma addirittura non celebrano il processo violando la Carta dei diritti umani, che impone che ogni uomo, incolpato di qualsiasi reato, abbia un processo giusto e regolare». Su tutto risuona la domanda dell'ex ministro Giulio Terzi: «Le ultime dichiarazioni del presidente del Consiglio sui marò, confuse nei riferimenti, continuano a tacere su cosa il Governo voglia fare realmente per riportare i marò a casa "con onore" dopo anni di fantasiose illusioni e di fallimenti. Sulle iniziative politiche di ex ministri, stigmatizzate dal presidente Renzi, osservo che dei cinque ministri succedutisi dopo il sequestro dei due marò, con le mie conseguenti dimissioni contro il loro vergognoso rinvio in India, solo tre ricoprono ruoli istituzionali tali da consentire iniziative politiche: il senatore Monti, l'Alto Commissario Mogherini, e il ministro Gentiloni. Dando per scontato che il presidente Renzi non intenda impedire né limitare la libertà di espressione per nessun cittadino italiano».
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