Sganciò l'atomica su Hiroshima. Morto Theodore Van Kirk, ultimo membro dell'Enola Gay
"L'olandese" si è spento a 93 anni. Ne aveva 24 quando fu imbarcato per la missione. Ha sempre detto di non avere rimorsi, perché la bomba era l'unico modo per stroncare la Guerra
È morto a 93 anni, in Georgia (Usa), l'ultimo sopravvissuto del volo Enola Gay, protagonista di uno dei momenti più tragici della storia del Novecento. La bomba atomica sganciata dagli Stati Uniti sul Giappone mise definitivamente fine alla Seconda Guerra Mondiale. Theodore Van Kirk, meglio conosciuto come “l'olandese”, partecipò a quella missione. Era l'ultimo superstite dei membri dell'equipaggio. E' morto lunedì per cause naturali nella casa di riposo dove viveva a Stone Mountain. Aveva 24 anni quando fu imbarcato sull'Enola Gay, il B-29 Superfortress che sganciò l'ordigno nucleare il 6 agosto del '45 su Hiroshima. Era accompagnato nella spedizione da Paul Tibbets e dal bombardiere Tom Ferebee. Van Kirk aveva al suo attivo più di 60 missioni di volo, ma fu “quella”particolare missione a farlo entrare di peso nella storia del Novecento. La missione andò “perfettamente”, come dichiarò lo stesso Van Kirk nel 2005 in una intervista all'Associated Press. Lui guidò l'aereo attraverso le nuvole nella notte, e arrivò sulla città con appena 15 secondi di anticipo rispetto all'orario di arrivo previsto dal programma di volo. La bomba cadde nella città addormentata, e mentre l'ordigno precipitava lui e i suoi compagni speravano di riuscire a scappare in tempo per mettersi in salvo. Non seppero subito se la bomba fosse esplosa o meno. Credevano che se il piano fosse andato a buon fine l'onda d'urto avrebbe distrutto l'areo in mille pezzi. Contarono uno per uno i 43 secondi che gli erano stati indicati come quelli che servivano perché le bomba toccasse terra. Ma non sentirono nulla. “Credo che sull'aereo tutti avessimo pensato a una missione andata male, è stato molto più lungo di 43 secondi il tempo atteso”, ricordava Van Kirk nell'ultima intervista. Poi arrivò la bomba di luce; l'onda d'urto. E un'altra ancora. Morirono 140mila persone a Hiroshima. Tre giorni dopo, un secondo attacco nucleare su Nagasaki spezzò il Giappone. Altri 80mila furono i morti. Sei giorni dopo l'attacco su Nagasaki, il Giappone si arrese. Se gli Stati Uniti avessero o meno avuto il diritto di usare la bomba atomica è diatriba che alimenta un dibattito ancora non risolto. Van Kirk disse sempre di non avere rimorsi per aver sganciato l'atomica. Ha sempre sostenuto che quella missione andava portata a termine perché era necessario stroncare la Guerra, e bisognava anche eliminare l'opzione di una invasione alleata che sarebbe potuta costare molte più vite umane di quanto le due bombe non ne avessero potuto portare via. “Io, onestamente, penso che la bomba atomica, alla lunga, abbia salvato vite umane. Molte delle quali giapponesi” disse Van Kirk.
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