La proposta dell'Istituto Bruno Leoni, Mingardi: "In dodici mesi è possibile dare un segnale all'Italia del fare"
«Dodici mesi possono bastare per cambiare la rotta e semplificare la vita degli italiani». Alberto Mingardi, direttore generale dell’Istituto Bruno Leoni, presenta un vademecum in grado di migliorare in tempi brevissimi, e soprattutto col minimo sforzo, la quotidianità di ogni nostro concittadino.
Quale la medicina che consiglia al centrodestra dopo la pesante sconfitta referendaria?
«Considerando l’arco di tempo limitato che ha la maggioranza prima che arrivi a termine il mandato, purtroppo non è più possibile immaginare riforme, come si deve, di struttura. Ma ciò non significa che sia obbligatorio galleggiare. È possibile concentrarsi su alcuni punti limitati, realizzabili con poche risorse e soprattutto in grado di superare le regole di un bicameralismo paritario che, piaccia o meno, non consente di fare più di tanto in un anno legislativo».
A cosa si riferisce?
«Ci sono diversi aspetti su cui si potrebbe mettere mano. Uno tra questi è valutare l’introduzione di una quota capitaria da destinare alle famiglie che hanno già contribuito con le tasse all’istruzione dei figli nelle scuole pubbliche statali o paritarie. Oppure pensiamo alla “portabilità” delle agevolazioni legate all’acquisto della prima casa, dalla detrazione degli interessi sul mutuo all’esenzione Imu, indipendentemente dalla residenza effettiva dell’immobile. Una semplificazione certamente utile in un mondo dove le persone non vivono per sempre nello stesso posto. Un’altra proposta potrebbe essere, poi, uniformare la tassazione delle cosiddette reddite finanziarie. I giovani non investono in titoli di Stato. Proviamo a sostenere il loro risparmio, anche se va in criptovalute».
Tutte queste novità le ha mai discusse con un onorevole o un qualsiasi politico?
«Dopo il referendum, siamo in una situazione politica nuova. L’esecutivo è di fronte a un bivio: scegliere se tirare a campare, strada pericolosissima o piuttosto dare un segnale, seppure non esaustivo, a quell’Italia che ha voglia di fare. Quest’ultima, d’altronde, era la premessa iniziale del governo Meloni. Quelle che IBL propone oggi sul Tempo non sono slogan per vincere le elezioni, ma proposte per riaccendere l’entusiasmo in quel Paese che chiede solo un visibile cambio di passo».
Come giudica l’operato della premier?
«Questo governo ha raggiunto un risultato non scontato: mantenere in ordine i conti. Parliamo di più di un semplice punto da partenza o fondamenta su cui costruire. La stabilità dei conti non va messa in discussione».
La vostra piattaforma programmatica è compatibile a una stagione in cui i prezzi sono saliti alle stelle e in cui gli italiani s’indebitano per una bolletta?
«Non a caso alcuni dei nostri suggerimenti riguardano il costo dell’energia elettrica, vera e propria zavorra sia per le imprese che per le famiglie. Altra priorità, i premi di produzione per i lavoratori che, nei fatti, sosterrebbero, e non poco, il potere d’acquisto delle persone. Chi si impegna può e deve avere la possibilità di andare oltre le crisi».
Qualora dovesse andare la sinistra al governo, la sua proposta sarebbe in egual modo compatibile?
«Sì e no. Nessuna delle proposte è particolarmente controversa, ma certamente tale agenda sarebbe difficile da realizzare se la proprietà viene ancora considerata un furto o la crescita è ritenuta un male da debellare. In tal senso, questo centrodestra ha fatto passi da gigante. Il nostro desiderio è soltanto quello di rendere più semplice l’esistenza ai nostri concittadini, spesso resa difficile da banalità. Altro traguardo, poi, è immaginare un po' di progresso. E ciò certamente non può passare da una semplice ridistribuzione dell’esistente».
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