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Zalone si confessa: "Volevo il posto fisso fui scartato in polizia"

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Il suo "Quo vado?" sarà nelle sale il primo gennaio

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Nel 2013 "Sole a catinelle" riuscì a incassare quasi 52 milioni di euro, sfiorando gli 8 milioni di spettatori. Un record per un film italiano. Tanto che ancora oggi la pellicola si trova al secondo posto della classifica dei film che hanno incassato di più nel nostro Paese, dopo "Avatar". Nei panni di un impiegato pubblico Luca Medici, alias Checco Zalone, si prepara a bissare il successo di due anni fa (e chissà se anche a batterlo) con "Quo vado?", diretto sempre da Gennaro Nunziante. La pellicola con protagonista il comico pugliese uscirà in 1.300 sale italiane il primo gennaio. E saranno più di cento gli schermi dove sarà proiettata già a partire dai primi minuti del nuovo anno. Il 2016 si apre così all'insegna della risata assicurata grazie al film dell'attore di Capurso (a poco più di dieci chilometri da Bari) che, alla sua quarta prova cinematografica, affronta temi sempre più attuali, tracciando un ritratto di ciò che siamo oggi attraverso la sua inconfondibile e frizzante comicità. In "Quo vado?” l'attore interpreta proprio un giovane di nome Checco che, da quando è piccolo, sogna il posto pubblico fisso. Lavora, infatti, nell'ufficio provinciale Caccia e pesca. Ma quando il Governo decide di tagliare le province, si trova di fronte a una difficile scelta: se vuole mantenere l'impiego pubblico deve essere trasferito, altrimenti si deve dimettere. Come gli hanno insegnato suo padre (Maurizio Micheli) e il senatore Binetto (Lino Banfi) il posto fisso è sacro. Inizia così il viaggio di Checco in giro per l'Italia, fino a quando la spietata dirigente ministeriale, la dottoressa Sironi (Sonia Bergamasco), che vuole farlo dimettere, lo spedisce al Polo Nord. È tra la neve e gli orsi bianchi che il protagonista incontrerà la ricercatrice Valeria (Eleonora Giovanardi), di cui si innamorerà e che gli farà scoprire nuovi valori come l'educazione e il rispetto. «Fino a dieci anni fa il posto fisso era la mia massima aspirazione. Feci anche un concorso da viceispettore di polizia, ma fui scartato fortunatamente - ha svelato ieri Zalone durante la presentazione in anteprima del film a Roma - L'idea di ritrarre ancora una volta la Puglia con le sue masserie un po' ci angustiava. Allora abbiamo voluto raccontare una storia più complessa rispetto a quelle precedenti. Che facesse sempre ridere, ma senza volgarità. Il politically scorrect per noi ha un limite, quando si passa dalla risata all'offesa gratuita». «Abbiamo fotografato ciò che ci circonda - ha aggiunto il regista Nunziante - descrivendo l'impiegato statale come un patriota e non un parassita». Per il produttore di Taodue, Pietro Valsecchi, il film «è stato molto complicato da realizzare, visti i viaggi dal Polo Nord all'Africa in diciassette settimane di riprese. In Norvegia ha piovuto sempre, ma dovevamo girare con il sole. Questa pellicola è stata una scommessa. Dopo il successo del film precedente, abbiamo pensato che era arrivato il momento di sorprendere noi e il pubblico stesso. Così abbiamo scelto di investire in un progetto ad alto budget lungo due anni di lavoro. Il risultato è una commedia italiana simile a quella degli anni Sessanta alla Risi e Monicelli». Valsecchi è già sicuro del successo e non teme il confronto con "Star Wars". «Sono gli esercenti dei cinema ad averci chiesto la pellicola. Tutti vogliono Checco Zalone». Per Giampaolo Letta, amministratore delegato di Medusa Film, «le aspettative sono molto alte. E il lato oscuro della forza non ci spaventa perché il film di Zalone funziona». Nonostante la spavalderia nei suoi film, il comico ci va più cauto nella realtà: «È bellissimo vivere da Checco Zalone. lo auguro a tutti di poter vivere così - scherza - Con Sole a catinelle abbiamo venduto oltre otto milioni di biglietti. Penso sia impossibile ripetere quei numeri, gli italiani avrebbero dovuto riprodursi in tempi velocissimi. Ma anche se saranno quattro i milioni, va bene». «Volevamo che la gente uscisse dal cinema con la gioia e la speranza, anche a costo di sembrare buonisti - aggiunge l'attore - Io poi sono un comico e il mio compito è far ridere, per questo la canzone sulla prima repubblica è solo un espediente per la risata e non qualcosa che penso davvero». Intanto, la canzone principale del film "La Prima Repubblica”, scritta da Zalone come omaggio a Celentano, dopo pochi giorni è già una hit, al terzo posto della classifica dei brani più ascoltati. «Vengo subito dopo Steve Wonder e Justin Bieber».

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