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Coldplay, quando il divorzio ispira l'arte

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Chris Martin duetta con l'ex moglie Gwyneth Paltrow. Ospiti Beyoncé e...Obama

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Non che la separazione da Gwyneth Paltrow sia stata indolore. Ma quel satanasso di Chris Martin ne è uscito alla grande, mosso da una spinta dionisiaca che ha fatto resuscitare i Coldplay dopo l'esperienza depressiva di "Ghost stories". E se queste nuove canzoni fanno di "A head full of dreams" un album pop gioiosamente perfetto, lo si deve proprio all'elaborazione - anche artistica - della fine del suo rapporto con la bionda attrice. Dice Martin: «Il divorzio mi ha ispirato». Dopo dieci anni d'amore, «la rottura con mia moglie mi ha permesso di capire le cose che sbagliavo e come vedevo il mondo. Un paio di anni fa», confessa il cantante, «ero in un momento particolarmente difficile della mia vita e mi sentivo sempre giù e confuso». Poi la guarigione dell'anima, grazie «al supporto degli amici e dei libri». E dopo aver rimesso il cuore in marcia (il primo impatto sentimentale era stato con Jennifer Lawrence, alla quale è dedicata, in filigrana, "Adventure of a lifetime", ora invece Chris è impegnato con Annabelle Wallis), la serenità riconquistata permette addirittura ai due ex coniugi di duettare in un brano, il sognante "Everglow", che pare una magnifica promessa di amicizia dopo le tempeste della passione. La genesi del pezzo? «Facevo surf con un amico quando la canzone è uscita fuori da sola. Parla di quando una relazione è finita e qualcuno è andato via. "Everglow" spiega che ti possono accadere le cose più strane, ma il mondo va avanti, e così anche tu devi farlo. Per questo ho pensato che Gwyneth fosse la persona più adatta a cantarla. Mi piace l'idea che dalle cose negative se ne possano trarre altre molto più positive». Un riassunto esemplare di come nella vita e nell'arte sia necessario cambiare pelle mille volte più del previsto. Ne giovano qui i Coldplay, dati per morti più volte, sul punto di sciogliersi, prosciugati nell'ispirazione, risucchiati nel loro stesso cliché. L'album esce in un momento bastardo, con il mondo incupito dalla minaccia del terrorismo incombente, ma se la musica può servire da tonico per lo spirito, "A head full of dreams" può svolgere efficacemente la funzione. Negli undici brani (più una traccia "fantasma") scorre una felice vena che diremmo elettropop, se non fosse che i Coldplay restano una band molto muscolare, soprattutto dal vivo. L'entusiasmo ha consentito loro di reinventarsi in un suono da dance futuribile, elegante e originale, a tratti macchiato di soul (c'è Beyoncè in "Hymn for the weekend"), sul quale viene però impresso un marchio di fabbrica inconfondibile. Il tema della famiglia ormai allargata attraversa come un leit-motiv l'opera: in "Adventure of a lifetime" (sontuoso il video "scimmiesco") compaiono ai cori i figli di Martin e nella conclusiva "Up&Up" spunta la fidanzata Annabelle, mentre fra gli amici contribuiscono Noel Gallagher e Brian Eno. Ma l'ospite più prestigioso (pur se non coinvolto direttamente) è nientemeno che Obama, registrato nel coro di "Amazing Grace" in coda all'eccentrica "Kaleidoscope". I Coldplay si sono divertiti così tanto a incidere questo mucchietto di cose buone da aver rinunciato a molte date del tour che seguiva la pubblicazione di "Ghost stories". Ma il 2016 sarà il loro anno, con un giro del mondo che partirà a fine marzo dal Sudamerica per approdare in Europa nei mesi estivi: nel calendario provvisorio l'Italia non è compresa, con buona pace di Marino che nei giorni meno funesti della sua permanenza al Campidoglio s'illudeva di aver già agganciato i Coldplay per un nuovo megashow (dopo quello dei Rolling Stones, con relative polemiche per l'irrisorio affitto) al Circo Massimo. I fan italiani potranno per ora consolarsi sapendo che saranno il 10 dicembre a Milano in veste di superospiti della finale di XFactor: complimenti per il colpo alla produzione del talent.

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