Leggi il settimanale
Cerca
Edicola digitale
+

Befana La tradizione vola La «vecchina» arriverà stanotte in sella alla sua scopa magica

di Roberta Maresci Tutte le feste si porta via, ma viene di notte e ha le scarpe tutte rotte. È la Befana: cuore tenero e alquanto povera, striminzita, bruttina e raggrinzita, ricorda l'omaggio che...

  • a
  • a
  • a

Tutte le feste si porta via, ma viene di notte e ha le scarpe tutte rotte. È la Befana: cuore tenero e alquanto povera, striminzita, bruttina e raggrinzita, ricorda l'omaggio che i Re Magi offrirono a Gesù quando nacque. Solo che Gaspare, Melchiorre e Baldassarre al Salvatore portarono oro, incenso e mirra, chiedendo la collaborazione del popolo. Tutti si rimboccarono le maniche per seguire la stella e rendere omaggio al «bambino». Tutti, tranne una vecchietta che si rifiutò di seguirli. Pentitasi di non essere partita, preparò un cesto di dolci, uscì di casa, ma non li trovò più. Così cominciò a fermarsi in ogni casa che incontrava lungo il cammino, donando i suoi dolciumi ai bambini nella speranza che uno di loro fosse il piccolo Gesù. Da allora, pare ancora non l'abbia trovato e continui a girare il mondo portando doni ai pargoli per farsi perdonare. Nella nostra tradizione popolare, scende dalle cappe dei camini e porta qualche frutto, un pezzetto di carbone a chi è stato non proprio «buono buono» e dolci a chi ha compiuto ben poche marachelle. In ogni caso chi l'ha avvistata dice sia davvero vecchia. E brutta. Quando la raffigurano, ha il viso farcito come un panettone ripieno di candidi neri (i nei) e uva passa sfilacciata (peli lunghi sopra il naso, rigorosamente con bitorzolo e aquilino). Corre voce sia per raffigurare l'anno trascorso. Di fatto però per le strade di mezz'Italia si perde la conta dei riti che vogliono roghi e falò a bruciare fantocci vestiti di abiti logori a simboleggiarla, per annullare flussi maligni e assicurarsi abbondanza nei campi (anche amoroso, come ancora viene ricordato per le strade toscane riferendosi agli innamorati come «befani»). Questi rituali risalgono comunque al Medioevo quando, nella «Dodicesima notte» (nel periodo tra Natale e il 6 gennaio), i contadini credevano di vedere volare sopra i terreni seminati delle figure femminili, per propiziarsi la fertilità. Noi le abbiamo aggiunto volentieri la scopa per fluttuare meglio nei cieli. Anche se in quelli di Palagonia (Catania) domani sarà avvistata la Befana in compagnia del Bambino dei Cavolfiori, una singolare rievocazione locale da poco riportata in auge. Perché ogni Paese ha le sue variazioni. In Ungheria, nel giorno dell'Epifania, tornano i Re Magi interpretati dai bambini che si travestono come loro e vanno di casa in casa con un presepe, per ricevere in cambio qualche soldino. In Francia l'usanza prevede di preparare un dolce dove viene nascosta una fava: chi la trova vince l'incoronazione e per quel giorno diventa re o regina della festa. In Germania non si festeggia proprio, fatta eccezione di preti e chierichetti che cercano offerte nelle case dei fedeli. Carri allegorici e sfilate in costume per le vie della città di Torun, in Polonia. Completamente diversa l'Epifania Ortodossa che con un tuffo nell'acqua ghiacciata, all'aperto, invita i propri fedeli al rinnovo delle promesse battesimali e all'espiazione dei peccati. Ma la tradizione dev'essere rispettata in ogni dettaglio, anche nel rituale del bagno in un buco scavato nel ghiaccio. I fedeli quando sono a una temperatura intorno i 35 gradi sotto lo zero, devono farsi il segno della croce e recitare 3 volte una preghiera alla Santissima Trinità. Il rito della calza invece risale alla ninfa Egeria, consigliera soprannaturale di Numa Pompilio. Il secondo dei sette re di Roma proprio alle calende di gennaio appendeva una calza nella grotta della dea, vicino a Porta Capena e alle terme di Caracalla. E l'indomani mattina la trovava puntualmente piena di regali, ma anche di ammonimenti e profezie. A dar man forte alla generosa Egeria ci pensava la divina Strenia, da cui deriva il diffuso termine strenna. Che i genitori romani facevano come dono speciale ai figli piccoli, purché entro la festa delle statuette, detta così perché si regalavano dolci a forma di bambole e animaletti assieme a frutta e fave.

Dai blog