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Quel furto alla GNAM e il problema dei pochi custodi

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L'idea che si possa entrare in un grande museo e rubare assolutamente indisturbati durante l'orario di apertura un capolavoro esposto nelle sale crea sconcerto e un deprimente senso d'impotenza....

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L'idea che si possa entrare in un grande museo e rubare assolutamente indisturbati durante l'orario di apertura un capolavoro esposto nelle sale crea sconcerto e un deprimente senso d'impotenza. Eppure è quanto avvenuto l'altro ieri alla Galleria nazionale d'arte moderna di Roma con il furto del piccolo ma prezioso bronzo di Medardo Rosso intitolato "Bambino malato” (1893). Un museo peraltro già protagonista di eventi del genere. Basta ricordare il furto del doppio Cézanne nel 1992 e quello ancora più incredibile di due Van Gogh ed un Cézanne nel 1998. Se da un lato può aver ragione Claudio Strinati, ex Soprintendente del polo museale romano, nel dire che «i nostri musei non hanno nel complesso standard di sicurezza inferiori a quelli internazionali», ci sono però domande che suscitano inquietudine. È noto da tempo che la Galleria nazionale d'arte moderna ha un numero di custodi molto inferiore a quanto necessario tanto che nei giorni festivi devono andare in sala a svolgere questo ruolo i funzionari storici dell'arte e perfino la Soprintendente, Maria Vittoria Marini Clarelli. Già di per sé questo è un fatto scandaloso, la cui colpa ricade sul Ministero per i Beni Culturali. Inoltre l'opera di Rosso era esposta nella mostra "Secessione e Avanguardia. L'arte in Italia prima della Grande Guerra” e per contratto il numero di custodi doveva essere rafforzato a spese di Electa, concessionaria dei servizi alla GNAM. Cosa non avvenuta perché Electa da tempo ha limitato unilateralmente il proprio impegno nel museo di viale delle Belle Arti. Inoltre bisogna chiedersi perché un bronzo alto appena 24 cm. non sia stato ancorato con un perno di sicurezza alla base su cui era esposto come avviene in casi del genere. Anche questo è avvenuto per la cronica mancanza di fondi di cui soffre il museo e a cui la Marini Clarelli ha cercato di sopperire in modo ammirevole? Inoltre gira la voce che il furto possa essere un danno pilotato per colpire proprio la reputazione della Soprintendente in scadenza di mandato e in vista di quella serrata competizione che si aprirà a breve, nell'ambito della riforma del MIBACT, per la poltrona di dirigente di prima fascia dei venti musei più importanti, fra cui la GNAM, che avranno autonomia gestionale e finanziaria. Insomma, questo potrebbe essere un modo per far fuori una candidata pienamente titolata per essere riconfermata. E comunque il furto chiama in causa le responsabilità di un Ministero che lascia i nostri musei con pochi custodi e senza adeguate risorse.

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