Addio al guru Iyengar: ha contribuito alla diffusione dello yoga nel mondo
Morto in India il maestro che aveva milioni di adepti, tra i quali lo scrittore Huxley e il violinista Menuhin. Aveva 93 anni
Ultranovantenne, continuava a praticare almeno due ore di yoga al giorno, meditando per mezz'ora nella posizione della sirsasana, poggiato sulla testa. ìUna vita grandiosa” quella di B.K.S. Iyengar, guru dello yoga mondiale, morto ieri all'età di 95 anni per complicazioni polmonari, cardiache e renali a Pune, città dell'India dove ha sempre vissuto e insegnato, convertendo la sua casa in ashram, il Ramamani Iyengar Memorial Yoga Institute (Rimyl). Il maestro era stato ricoverato in ospedale una settimana fa e posto in rianimazione e dialisi per problemi a polmoni, cuore e reni. Secondo i medici negli ultimi giorni rifiutava di alimentarsi, aggravando le proprie condizioni cliniche. Se ne va così uno dei fondatori dello yoga, maestro venerato e rispettato in tutto il mondo, fedele alla disciplina originale, quella più autentica, aperta a tutti, proprio da lui, superando classi sociali, caste e religioni. Iyengar ha guadagnato la notorietà sul campo, tanto da essere inserito dal Times tra le 100 personalità più influenti del globo. Il New York Times nel 2002 scriveva che ìnessuno ha fatto tanto quanto Iyengar per diffondere lo yoga in Occidente”. Rigoroso e metodico, fin da giovane era convinto della necessità di creare una tecnica yoga che affondasse le proprie radici nella tradizione, ma che, nello stesso tempo, avesse una precisione scientifica e un'attitudine moderna. Nacque così lo Iyengar Yoga, pratica apprezzata per la precisione dell'esecuzione fisica delle differenti posizioni (asana). Si tratta di una sorta di Hatha Yoga con molta più enfasi nei dettagli, nella precisione dell'allineamento, nella realizzazione delle posture (asana) e nel controllo della respirazione (pranayama). Nel corso della sua vita Iyengar classificò oltre 200 posizioni classiche di yoga e 14 differenti tipi di pranayama. Proprio per la sua fedeltà alla tradizione, il maestro non diventò mai una ìmacchina da vip”, tra i suoi adepti niente star del cinema o magnati benestanti, ma celebrità dello sport come il campione di cricket indiano Sachin Tendulkar, e soprattutto personaggi della cultura quali lo scrittore britannico Aldous Huxley, o il violinista nato negli Usa Yehudi Menuhin. Quest'ultimo fu folgorato dall'incontro con il maestro, di cui rimase amico per decenni. Fu proprio lui a scrivere l'introduzione al volume ìLight on Yoga” del 1966 che è stato tradotto in 19 lingue e ha venduto oltre tre milioni di esemplari. Decorato con il Padma Vibhushan, dal presidente della repubblica indiano Iyengar, lascia un figlio e una figlia.
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