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Addio Rossana Podestà la regina del Peplum

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Protagonista di «Sette uomini d'oro» e del kolossal «Elena di Troia». Aveva 79 anni

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È scomparsa ieri, all'età di 79 anni, Rossana Podestà (all'anagrafe Carla Dora). La bella attrice esordì sul grande schermo giovanissima, a 16 anni, con «Domani è un altro giorno» di Leonide Moguy. Dopo questa prima apparizione riceve subito molte offerte di lavoro, tanto che nello stesso anno arriva a girare altri tre film, tra cui «Guardie e ladri» (Steno e Monicelli, 1951), con Totò e Aldo Fabrizi. Sarà proprio questo l'inizio di una carriera durante la quale girerà una sessantina di pellicole, sia in Italia sia all'estero. In Messico interpretò, alcuni anni dopo, il film «La rete» (La red, 1954), di Emilio Fernández, che la rese popolare anche in America Latina. Sempre con Fernandez nello stesso anno gira «Nosotros dos», dopo avere lavorato con il grande regista tedesco Georg Wilhelm Pabst (celebre per il film muto «Lulu») nella pellicola «La voce del silenzio». Ricoverata nel reparto di Neurochirurgia del Policlinico Umberto I della Capitale, l'attrice era stata operata l'altro ieri per un tumore benigno al cervello. Nata a Tripoli il 20 giugno del 1934, Podestà debuttò giovanissima, iniziando così una brillante carriera cinematografica che la rese popolare nel mondo. Del 1954 è il matrimonio con il regista Marco Vicario, marito e padre dei figli (registi) Stefano e Francesco. Dopo aver preso parte a film del filone del neorealismo rosa (diretta da Valerio Zurlini, Mario Monicelli e Steno), appare in pellicole storico-mitologiche diventando a tutti gli effetti la «regina del peplum», ovvero dei film d'ambientazione storico-mitologica. Al boom delle produzioni corrisponde una forte richiesta e la poco più che ventenne Rossana si ritrova in tunica, gioielli e boccoli nei "sandaloni" made in Italy. Interpretò il ruolo di Nausica nell'«Ulisse» di Mario Camerini e venne scelta da Robert Wise nella parte della protagonista del kolossal «Elena di Troia» (1956), superando la concorrenza con Liz Taylor, Lana Turner e Ava Gardner. Liberamente tratto dall'Iliade, interamente girato negli studi di Cinecittà e in altre località del Lazio, «Elena di Troia» vantava, accanto a Wise, nella seconda unità di regia il giovane Sergio Leone. Nel cast recitarono, con la Podestà, anche Cedric Hardwicke nel ruolo di Paride, Stanley Baker (Achille), Niall MacGinnis (Menelao) e Robert Douglas (Agamennone). Fra le altre interpretazioni, è in «Sodoma e Gomorra» (1961) di Robert Aldrich, nei due film prodotti e diretti dal marito, il regista Vicario, «Sette uomini d'oro» e «Grande colpo dei sette uomini d'oro» (1965-66), e «Le ore nude» (1964). È poi la volta delle numerose commedie erotiche degli anni settanta (come «Paolo il caldo», «Il prete sposato», «L'uccello migratore»). Nel 1985 recita in «Segreti segreti» di Giuseppe Bertolucci. Una volta avuto il divorzio da Vicario, si ritira dalla carriera cinematografica alla metà degli anni ottanta, col compagno alpinista ed esploratore Walter Bonatti, stroncato nel settembre di due anni fa da un tumore al pancreas. Un giorno in un'intervista del 1980, la Podestà disse che Walter Bonatti sarebbe stato l'uomo con il quale avrebbe voluto ritirarsi su un'isola deserta. Bonatti, allora, le scrisse una lettera (anche lui veniva da un matrimonio finito), si diedero un appuntamento a Roma e fu così che cominciò un amore destinato a durare trent'anni. Con il suo fisico da pin-up, Rossana Podestà diventò la ragazza-copertina negli anni '60 e apparse nei ruoli da femme fatale nei film del filone mitologico. Nel gennaio del 1970 posò nuda per l'edizione italiana di «Playboy» e in quegli anni gira alcune commedie erotiche, come «Homo Eroticus». Podestà, in un'intervista rilasciata un anno fa a un settimanale, aveva dichiarato di non essere credente. In una recente intervista (sul blog di Gaetano Lo Presti) l'affascinante diva confessò di aver fatto «l'attrice per caso, perché volevo comprarmi una Vespa. Purtroppo è un mestiere che è fatto di sabbie mobili, dalle quali, una volta che rimani invischiato, è difficile liberarsi. Vicario mi ha spinto a fare questo filone di film commerciali che mi ha fatto disamorare del cinema. Sono convinta che avrei potuto fare molto di più rispetto ai ruoli che mi richiedevano di bella ragazza che si limita a dire, più o meno bene, delle battute».

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