Trony, evasione fiscale e Mafia Capitale
Cento milioni di debito, Bankitalia segnala un'operazione da 300mila euro. Nell'affare spunta il nome di Filippo De Angelis, coinvolto nell'inchiesta
Debiti con lo Stato per oltre 100 milioni di euro e una nuova inchiesta giudiziaria che nasce dagli atti d'indagine di Mafia Capitale. Nel mirino della Procura della Repubblica di Roma è finito, ancora una volta, Alessandro Febbraretti, 47 anni, il dominus del marchio Trony nella Capitale, condannato il 5 ottobre a tre anni e sei mesi di carcere per un'evasione fiscale da 10 milioni di euro compiuta attraverso il gruppo Endom, che gestisce una galassia di società che vendono elettrodomestici. Il sostituto procuratore Stefano Fava ha acquisito agli atti una mini informativa depositata nel fascicolo Mafia Capitale, in cui sono illustrate presunte distrazioni di soldi. Al momento, però, il nome di Febbraretti non è stato segnato nel registro delle notizie di reato. L'indagine è in una fase esplorativa, anche se poserebbe su solide basi. Perché l'istruttoria si basa su una segnalazione per operazioni sospette della Banca d'Italia, che ha individuato operazioni finanziarie poco chiare. Nell'atto si legge che «la segnalazione in esame viene trattata congiuntamente in quanto attinente a nominativi collegati a fattispecie che coinvolgono la Fidens Project Finance spa, finanziaria sammarinese plurisegnalata alla scrivente Unità e indagata dalla Procura di Roma». Per i tecnici di Bankitalia «di particolare rilievo, il collegamento emerso tra la citata Fidens e Alessandro Febbraretti, dominus dell'omonimo gruppo attivo nel commercio all'ingrosso e al dettaglio di elettronica di consumo, nonché gestore del marchio Trony, nell'ambito di una vicenda finalizzata all'acquisizione della banca Credito Sammarinese». Nell'operazione finanziaria segnalata dalla Banca d'Italia, per un trasferimento di 300mila euro, compare il nome di Filippo De Angelis, il quale risulta essere iscritto nel registro degli indagati del procedimento madre sulla mafia della Capitale, aperto dalla Procura della Repubblica nel 2010. Sulla base di questo accertamento, dunque, il pm Fava ha disposto nuove indagini. D'altronde è stato lo stesso magistrato a smascherare la presunta evasione. Gli investigatori del Nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza, al comando del generale Giuseppe Bottillo, hanno chiarito il modo attraverso cui Febbraretti si sarebbe servito delle società del gruppo Endom per evadere le tasse. Stando agli atti, Febbraretti si sarebbe macchiato di «una condotta criminosa non occasionale» nell'ambito di «un sistema illecito ben collaudato», rappresentato «dall'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti emesse dalla società gruppo Edom» e dalla «creazione di un numero impressionante di documenti fittizi». Ed è proprio nelle fatture che rimbalzano tra le società satellite e la casa madre Edom che gli inquirenti sono certi di avere trovato il materiale che inchioderebbe il manager dei nuovi giocattoli elettronici alle proprie responsabilità con il fisco. Stando all'accusa, «il sistema di controllo da parte della capogruppo (Endom, ndr) è parso fin dalle battute iniziali dei controlli assolutamente totale, sia per ciò che attiene l'aspetto commerciale sia per quanto attiene agli aspetti finanziari. La Gruppo Edom Spa funge in effetti da Gruppo di acquisto e risulta, pertanto, essere pressoché l'unico fornitore delle società operative che detengono i punti vendita».
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