I «favori» del magistrato all'amico avvocato
Valeria Di Corrado Avrebbe fatto uscire di galera il boss Michele Senese e un albanese condannato per omicidio, per favorire il loro difensore, al quale «era legato da stretta amicizia». Oggi il...
Avrebbe fatto uscire di galera il boss Michele Senese e un albanese condannato per omicidio, per favorire il loro difensore, al quale «era legato da stretta amicizia». Oggi il gup di Perugia deciderà se rinviare a giudizio con l'accusa di abuso d'ufficio Afro Maisto, consigliere della III sezione penale della Corte d'Appello di Roma, e l'avv. Marco Cavaliere, già condannato in primo grado a 3 anni per aver manipolato perizie psichiatriche per ottenere la liberazione dei suoi clienti. L'indagine della procura di Perugia trae origine da un'intercettazione del 22 febbraio 2012 in cui Raffaele Purpo, detto «il mafia», parla di un giudice indagato che avrebbe preso insieme all'avv. Cavaliere «due piotte» (200 mila euro) per mettere ai domiciliari Senese: «Lì è sfacciata la cosa... il giudice c'è ai feriali no... tu lavori quel periodo 15 giorni... non ti assumeresti mai la responsabilità de chiede de mandà uno agli arresti domicialiari. (...) Quindi lì per pià ha preso per come so io ha preso due piotte». L'amicizia tra l'avvocato e il magistrato è testimoniata, tra l'altro, dal fatto che il 14 gennaio 2013 il primo è andato a casa del secondo per chiedergli un parere su una lettera da spedire a Berlusconi per una disputa civilistica su una tenuta agricola. Cavaliere telefona a Maisto: «Presidentissimo! Posso portarti quella letterina?». Poco dopo il giudice lo richiama: «Ho dato un'occhiata alla supplica al tuo omonimo (il Cavaliere Berlusconi, ndr)». Dalle intercettazioni emerge che Maisto ha intrattenuto un «rapporto pressoché quotidiano, caratterizzato da elargizioni di regali vari» con Pasquale De Martino, indagato per favoreggiamento con Senese. Nell'articolata memoria difensiva di Cavaliere, l'avvocato Daniele Francesco Lelli fa leva sul fatto che «risulterebbe illogico rinviare a giudizio il giudice e l'avvocato, dopo aver completamente scagionato i due detenuti».
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