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Madre della Melandri «pirata» della strada

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Non si fermò dopo un incidente contro una minicar su cui viaggiavano due minori Condannata a due mesi dall'attuale assessore alla Legalità di Roma. In corso l'appello

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    Un incidente. Da una parte c'è una minicar con a bordo due ragazzine e dall'altra un'automobile guidata da Cesarina, mamma dell'ex ministro Giovanna Melandri. Una vicenda finita tra le aule del tribunale penale romano di piazzale Clodio perché, diversamente da come si potrebbe supporre, ad allontanarsi dal luogo del sinistro senza appurare le condizioni di salute dell'altro conducente non furono le due minori ma la donna, rinomata scrittrice e madre della politica ed economista italiana. Così la signora era già stata condannata in primo grado dal giudice Alfonso Sabella, poi diventato assessore alla legalità del Comune di Roma, a scontare due mesi di reclusione. Secondo il sostituto procuratore Nicola Maiorano infatti, la donna, all'epoca 86enne «ometteva di fermarsi a prestare soccorso alla persona coinvolta nel sinistro» recita il capo d'imputazione. Adesso però, l'avvocato della donna, il professor Luca Ripoli, attende le battute finali del processo d'appello, puntando sulla non «consapevolezza e volontarietà» delle azioni di una donna «impaurita e confusa», anche in considerazione dell'età. Il processo, per la notorietà della parentela, è stato molto seguito. Ma andiamo con ordine. Erano appena trascorse le 16,50 del 12 aprile 2008 quando le due auto si erano scontrate all'incrocio tra via di Boccea e via Casal Selce. «Nonostante non avessi visto il cartello di stop, in quanto da molto tempo percorro quelle strade – ha dichiarato la donna ai vigili – ho osservato se da destra sopraggiungevano altri veicoli ma non ne ho visti. Ho guardato a sinistra e ho visto in lontananza una piccola macchina». Si trattava di una minicar, una Ligier con a bordo due ragazzine. «Ho leggermente avanzato il mio veicolo verso il centro dell'incrocio – continua la donna – ma improvvisamente ho visto un ammasso di lamiera verde che mi veniva addosso e sentivo un gran botto e vedevo, subito dopo, il veicolo Ligier fermo alla mia destra (…) Mi sono resa conto che il mio veicolo aveva subito dei forti danni dall'impatto violento sicuramente maggiori dell'altro veicolo. Senza scendere dalla macchina ho ripreso la marcia e mi sono allontanata» spiega l'imputata sottolineando di essere in preda ad «uno stato di choc determinato dal forte impatto e dallo spavento». Un'infrazione raccontata con semplicità dall'anziana donna che, secondo il tribunale, è un reato. La signora infatti era stata fatta accostare solo successivamente, da un testimone che assistendo alla situazione, dopo aver soccorso le due ragazzine aveva anche inseguito la mamma della Melandri, ex ministro ai Beni e Attività culturali e allo Sport. «Signora cosa sta facendo?» aveva urlato l'inseguitore. «Mi sono investita, mi pago il danno da sola, non importa dei danni che ho ricevuto», avrebbe affermato la scrittrice. Il testimone «però mi faceva valutare – continua a raccontare l'imputata – in maniera più concreta l'accaduto». Così la signora aveva atteso l'arrivo dei vigili urbani. «Non mi ero resa conto che le passeggere della Liger avessero subito lesioni». Le due ragazze avrebbero riportato piccole echimosi e un lieve «trauma cranico». Se chi provca lo scontro è poi sotto choc oppure in perfette condizioni mentali il codice della strada non ammette differenze e dopo un inciodente è doveroso fermarsi verificando le condizioni delle persone coinvolte.

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