«Ma il vero Re de Roma è l'avvocato»
L'ex bandito della Magliana Ernesto Diotallevi e il figlio intercettati in auto. Il padre: «Il superboss dei boss teoricamente so' io, materialmente De Carlo»
Chi è il vero «re di Roma», il boss dei boss, il capo supremo della «Mafia Capitale»? Tutti, in questi giorni, leggendo i giornali e seguendo le notizie in tv, lo hanno identificato in Massimo Carminati, 56 anni, ex estremistra di destra passato con gli anni dalla fede ideologica a quella per il business, il «vile» denaro. Ma, secondo alcune pagine dell'ordinanza di custodia cautelare dell'operazione «Mondo di mezzo», non è proprio così. Il capo dei capi del Coppolone, «materialmente», è un avvocato, Giovanni De Carlo, che proprio ieri si è costituito all'aeroporto di Fiumicino. Il legale, irreperibile dal 2 dicembre, è indagato per trasferimento fraudolento di valori e favoreggiamento, con l'aggravante di aver agito al fine di agevolare il sodalizio sgominato dai carabinieri del Ros. «La figura criminale di Giovanni De Carlo - si legge nel provvedimento del Gip - appare dotata di carisma delinquenziale e inserita a pieno titolo nel tessuto criminale romano, intrattenendo rapporti con personaggi di primo piano come Massimo Carminati ed Ernesto Diotallevi. Sono eloquenti, in proposito, le parole di quest'ultimo: "...sta su tutti i tavoli..", pronunciate con il figlio Leonardo, nel rievocare un pranzo svoltosi allo stabilimento balneare "Il miraggio club" di Fregene». Sono passate da poco le 17 del 21 dicembre 2012 e la «cimice» dentro la Panda di Ernesto Diotallevi, ex componente della Banda della Magliana, registra il dialogo dell'uomo con il figlio Leonardo, «interessato agli aspetti della "malavita" romana e non e, soprattutto, a quelli legati alla sua famiglia». Leonardo chiede «delucidazioni al padre su chi fosse il "super boss dei boss ... dei boss .. quello che conta piu' di tutti? ...". Il padre, credendo che il figlio facesse riferimento al territorio della capitale rispondeva: "teoricamente so' io ... teoricamente ... materialmente conta Giovanni"». La conversazione va avanti e diventa così più comprensibile. «Leonardo spostava i termini del discorso in ambito nazionale:".. no a Roma … no.. ho capito ... non dico a Roma.. in generale … in Italia...", ricevendo come immediata risposta: "ma per me ... rimane Riina.. chi vuoi che sia?...Riina ..."». Per i magistrati, il dialogo fra papà e figlio «induce a ipotizzare che gli interlocutori abbiano fatto riferimento all'organizzazione criminale "Cosa Nostra", che ancora vede a capo, nonostante sia detenuto, Salvatore Riina, per la "regola" per la quale in seno a tale organizzazione le qualifiche di "uomo d'onore" e le eventuali cariche all'interno dell'organizzazione permangono a vita». In un altro passaggio, Diotallevi parla del «compare», che sarebbe il successore di Giuseppe Calò, capo mandamento di Porta Nuova, membro della commissione provinciale di Palermo, stabilmente insediatosi a Roma sin dal 1973, ove veniva tratto in arresto il 30 marzo 1985. «Leonardo chiedeva al padre quale potrebbe essere il comportamento di Giovanni al cospetto di "quello che ha preso il posto del "Compare"; la risposta era: "Giovanni dopo un minuto gli lecca il culo...". In ogni caso, lo «spessore e il ruolo rivestito da De Carlo nel panorama criminale romano veniva confermato anche da Fabio Gaudenzi, pregiudicato intraneo all'associazione riconducibile a Carminati». In due distinte conversazioni, quest'ultimo «confermava le dichiarazioni di Roberto Grilli riguardo la presenza, qualche tempo fa, di Giovanni De Carlo nel medesimo gruppo criminale di Carminati e, al contempo, ne sottolineava l'autonomo peso criminale e l'evoluzione operativa nel panorama delinquenziale romano».
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