Madre e figlio massacrati. La donna tenta di salvare i figli
A dare l'allarme è stata l'unica superstite Erika, 14 anni, che è riuscita a fuggire
ALESSANDRIA - Efferrato delitto alla periferia di Novi Ligure (Alessandria). Una madre e il figlio di 12 anni sono stati accoltellati e uccisi ieri sera nella loro abitazione, probabilmente durante un tentativo di rapina. Le vittime sono Susy Cassini, 45 anni, moglie di un dirigente industriale, e il figlio Gianluca De Nardo. L'allarme è stato dato verso le 21 dall'unica superstite, l'altra figlia della donna, che ha 14 anni e che è riuscita a fuggire. Dalla ricostruzione effettuata dai carabinieri del comando provinciale di Alessandria emerge che l'aggressione mortale è stata compiuta da due o tre malviventi. La donna era sposata con Francesco De Nardo, ingegnere, direttore dello stabilimento dolciario Pernigotti di Novi Ligure, ed abitava in una villa a schiera in regione Lodolino. Una casetta a due piani, circondata da una siepe di bosso. L' uomo questa sera non era in casa. La dinamica dell'accaduto non è ancora chiara. L'unica testimone è la figlia di 14 anni, che è ancora in forte stato di choc. La giovane, sconvolta dall'accaduto, è fuggita in pigiama e a piedi nudi ed ha chiesto aiuto ai vicini, ma ormai gli assassini erano fuggiti. Sembra che prima dell'accoltellamento vi sia stata una colluttazione. Forse a scatenare la furia omicida è stata la reazione della donna che voleva proteggere i figli. I carabinieri intervenuti subito sul posto hanno istituito posti di blocco in zona. Francesco De Nardo è stato rintracciato ed è stato accompagnato nella sua abitazione. Il fatto si sarebbe svolto in questo modo. Gli assassini sarebbero entrati dal garage, sul retro della villetta a schiera, sorprendendo le vittime in cucina. E proprio lì è stata accoltellata Susy Cassini, mentre i due figli cercavano scampo. Il ragazzino, Gianluca, promettente giocatore di basket, avrebbe cercato di fuggire scappando al piano superiore, ma è stato raggiunto da uno o più aggressori e barbaramente ucciso. La sorella, Erika, è invece riuscita a scappare, uscendo dalla casa, e si è messa a gridare, chiedendo disperatamente aiuto. Il padre, Giuseppe De Nardo, 43 anni, non si trovava in casa, ma era probabilmente con amici a giocare una partita di calcetto. La donna e i bambini sono rimasti del tutto privi di aiuto. Gli stessi vicini di casa, terrorizzati dalle urla che provenivano dalla famiglia De Nardo, non sarebbero usciti di casa subito e non avrebbero quindi neppure visto gli aggressori fuggire. Solo dopo qualche interminabile minuto, sono accorsi in aiuto della ragazzina, che vagava nell' ampio parcheggio davanti alla villa. Probabilmente Susy Cassini ha avuto un istintivo gesto di reazione e ha cercato di proteggere i figli: gli assassini si sono quindi scagliati su di lei, vibrando i primi fendenti e hanno poi infierito sul corpo martoriato della donna. Infine hanno usato la stessa ferocia sanguinaria sul ragazzino. In serata, quando si è diffusa la notizia del brutale duplice omicido una folla di una cinquantina di persone si è riunita davanti alla villetta dei De Nardo e ha protestato rumorosamente lamentando una scarsa protezione contro la criminalità. Nel mirino le forze dell'ordine, che farebbero troppo poco per contrastare la presenza di extracomunitari clandestini. Sulle strade della zona sono numerose le prostitute. Quattro giorni fa, inoltre, una donna di 62 anni, di Novi Ligure, è stata aggredita e violentata in casa. Nelle campagne vi è allarme per i furti nelle cascine isolate. IL MASSACRO SENZA PERCHÈ Affranto, come chi non vuole credere all'ipotesi peggiore. Carlo Carlesi, procuratore capo di Alessandria, «un delitto così» nella sua lunga vita di inquirente non l'ha mai visto. Lo dice a voce bassa, come a se stesso: «Un delitto di una ferocia senza limiti. Un delitto senza senso», aggiunge abituato com'è a cercare sempre un movente. Di quelli che gli hanno subito dato non si fida. Istinto, esperienza, meccanismi mentali. «C'è un mattatoio in quella casa». In quella casa linda a due piani, la villetta, ultima delle schiere, un giardino con due betulle, due come i figli, circondata e protetta dalla siepe alta di lauro. Scelta per loro, per i ragazzi da far crescere in una zona residenziale, in un'aria e in un ambiente pulito. Due ragazzi, Gianluca il maschio di 12 anni, Erika, la femmina di 17. Una di quelle famiglie che la convezione e le cifre vogliono perfette. Susy, la madre a 45 anni ancora giovane e bella che ha scelto un lavoro part time di consulente per dedicarsi ai ragazzi a tempo pieno e lui, il padre, Francesco De Nardo, 43 anni, ingegnere in carriera, direttore dello stabilimento industriale più prestigioso delle zone, la Pernigotti. Con un motivo anche socialmente perfetto per la sua assenza, l'assenza nel momento del massacro: giocava al calcetto con la solita banda di amici. Anche l'altro maschio di casa era appena tornato da una partita, da un allenamento con la sua squadra di basket, lo sport delle generazioni nuove e cresciute. Gli amici, e più ancora in casa, lo consideravano una promessa. La mamma, se poteva, e faceva quasi sempre in modo di potere, lo accompagnava. E anche ieri sera era andata con lui. Lo aveva riportato a casa con l'auto di un'amica. Gli aveva fatto riinfilare la tuta perché non perdessero tempo. Perché c'era Erika che studiando li aspettava per cena. E anche perché la doccia, quando si può, è sempre meglio farla a casa. Forse per questo lui era salito immediatamente in bagno. Lei, la mamma, appena il tempo di levarsi il cappotto, s'era infilata in cucina per la cena da preparare. Così li hanno sorpresi gli assassini. Erano già in casa? Sono comparsi in quel momento? Da dove sono entrati? Secondo la logica sono entrati dal garage. Ma come hanno fatto ad aprirlo? La mamma non l'aveva usato e l'auto dell'amica s'era fermata al parcheggio davanti la villetta. Segni di effrazione, come si dice, non ne sono stati trovati. Sono stati trovati invece segni di una ferocia inusitata anche in un delitto «come questo, atipico» dice Alessandro Tornabene comandante della compagnia di Alessandria che, da carabiniere, è subito andato alla ricerca dei precedenti. E ha ipotizzato una vendetta. Dieci anni fa, nella stessa casa entrarono due ladri. La signora Susy li vide, li costrinse a scappare, li riconobbe, li fece condannare. Ma non c'è proporzione, ha concluso: «Troppa l'efferatezza». «Sul corpo del ragazzo sono state trovate diverse punzecchiature, probabilmente segni di accanimento». E perché accanirsi sul bambino? «L'hanno fatto, dice il procuratore, usando il plurale, prima di ucciderlo». Ma chi hanno ammazzato per primo? Forse lui, a stare alle ricostruzioni. Lui, massacrato ancora con la tuta, già in bagno, nella vasca dove l'hanno buttato. Poi lei, la mamma, in cucina, tra il tavolo e i fornelli, con un colpo profondo al ventre. Con un coltellaccio lungo da cucina, ritrovato in casa. Erika, che entra in scena solo in questo momento, dice di averli visti gli assassini. Due uomini di 45 e 30 anni. Ma tanto rapidi quanto silenziosi per aggiungere qualche elemento in più. Del prima, lei che era in casa, nella sua camera al primo piano non ha sentito nulla, estraniata dallo stereo in cuffia sin quando la musica in cuffia non è stata lacerata dalle urla del fratello torturato. Un attimo per capire, per correre, guidata da altre grida, quelle della madre che cercava di difendersi e ha avuto la forza di dirle: «Salvati, scappa». (...)
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