Dai tuffi di Mister Ok alla spiaggia Polverini
Racconti e storie nei ricordi dei fiumaroli
Il fiume di Roma nei secoli ne ha visti di personaggi. Imperatori, condottieri e artisti hanno attraversato i suoi ponti e hanno solcato le sue acque. Uno di loro è entrato nel cuore dei romani e nella storia di questa città più di tanti notabili e potenti. Il suo nome è Rig De Sonay, ma tutti lo ricordano come Mister Ok, il celebre tuffatore di Capodanno, icona romana tra gli anni '50 e '60. Un giramondo d'altri tempi, Rig, molto diverso da quella accolita di abusivi, punkabbestia e disperati che popola oggi le sponde del Tevere. Anche un fiume, a Mister Ok, aveva salvato la vita. Nato l'8 gennaio del 1899 a Spa, Belgio, era arrivato a Roma nel '45, subito dopo la guerra e un gran peregrinare. Raccontava a tutti di quel giorno dopo la fine dell'altro conflitto, la Grande Guerra, nel 1918. Rig a Parigi aveva contratto la febbre spagnola. Delirante a letto, venne a sapere di una gara di nuoto sulla Senna. Si ostinò a parteciparvi e fu ammesso solo grazie ai giudici che non vollero negare quello che poteva essere l'ultimo desiderio di un ragazzo stremato dalla febbre. Ebbene, portò a termine la gara - conquistando, pare, una medaglia - e guarì dal male che stava decimando l'Europa. Un episodio che lo segnò per sempre: la Senna l'aveva guarito e il fiume divenne per lui il simbolo stessa della vita. Fu così che comincio a girovagare, finendo a Roma e «inventando» il tuffo di Capodanno, tributo a tutti i fiumi. Memorabile quello del primo gennaio 1966, cinquant'anni dopo la sua prima gara di nuoto. «Era una persona straordinaria. Dipingeva, scriveva e fotografava tutti. Per vivere vendeva scatti e dipinti alla gente del fiume, come noi dei circoli», racconta Franco Zucconi Boeri, tra i fondatori del Circolo Canottieri Tirrenia Todaro di lungotevere Flaminio. Sul Tevere e sulla storia del circolo sta scrivendo un libro che uscirà a settembre: Noi del Tirrenia . «Mister OK è solo lui, il resto è usurpazione di titolo», scherza per poi farsi più serio: «L'"originale" era un artista giramondo, nulla ha che vedere con i clochard, chiamiamoli così, di oggi. Dal Danubio alla Senna, dal Tamigi alla Moldava non c'è fiume in Europa dove sotto i ponti storici ci sono accampamenti con letti e cucine. Almeno quei 5-6 chilometri centrali del Tevere dovrebbero essere il fiore all'occhiello della città». Dagli anni '30 a tutti i '50 il Tevere è stato balneabile. Celebre la spiaggia «Polverini», di fronte a Monte Mario. Il boom urbanistico e industriale della città ha poi avvelenato le acque che negli ultimi anni sono tornate a livelli accettabili. «Io faccio il bagno nel Tevere tutti i giorni - racconta ancora Zucconi - dal punto di vista biologico, per dire, la balneabilità è ai livelli della spiaggia di Fiumicino. Sono tornati anche i pesci. Il problema è fuori dall'acqua, non esiste manutenzione. Anche per il dedalo delle competenze divise tra Ente di bacino, Regione, Comune. E niente si muove. L'ultimo dragaggio che ho visto è stato fatto 40 anni fa». E il fiume scorre.
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