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Un gran bell'affare immobiliare. Le case degli agenti cadono a pezzi

Letti soppalcati per tamponare la carestia di posti, impianti elettrici non a norma e obsoleti come quelli idraulici LEGGI ANCHE I nuovi blindati della polizia sono un «bidone»

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Letti soppalcati per tamponare la carestia di posti, impianti elettrici non a norma e obsoleti come quelli idraulici, fermi agli anni settanta. Infiltrazioni d'acqua dai soffitti, infissi distrutti, porte senza maniglie, lavandini guasti e coperti da buste dell'immondizia, tapparelle pendenti, sporcizia e insetti ovunque. Sono gli alloggi della polizia a Roma, commissariati e caserme dove gli agenti fuori sede o senza una casa propria in città dovrebbero riposare tra un turno e l'altro. Il condizionale è d'obbligo, se si guardano da vicino queste strutture sparse per la Capitale, dal centro alla periferia.   «CAMPARI» DISTRUTTA Di 2.067 posti letto, trenta - tutti nella disastrata caserma «Davide Campari», sulla Prenestina - non sono proprio fruibili a causa di un guasto della conduttura termica da tempo immemore. Le porte a vetri, dove ci sono, non vengono pulite da mesi. I tubi spesso penzolano dai soffitti e dalle pareti, i fili elettrici non hanno alcuna protezione ed i muri sono tanto ammuffiti da perdere continuamente pezzi di intonaco.   «GIGLIO» IN PRESTITO Non va meglio nella caserma «Giglio» di via Guido Reni, al Reparto Volanti: qui, i 358 posti letto vengono ceduti all'occorrenza dai colleghi a quanti prestano servizio lì ma che, assegnati quando gli alloggi erano pieni, sono costretti a fare anche cinquanta chilometri per andare e venire dalla struttura loro precedentemente garantita. Tutto questo, magari, facendo il turno in quinta e spostandosi dal lavoro all'agognato posto letto nel traffico e per lunghe distanze. Succede, non di rado, che il poliziotto che ad esempio abbia fatto il turno la mattina, presti il suo letto al collega che ha appena staccato per evitargli il viaggio magari dall'altra parte della città.   PULIZIA FAI DA TE Quelle stesse camere, dove dormono stipati come fossero bestie, gli agenti se le puliscono da soli, magari prima o dopo aver lavorato a tutela del cittadino e a rischio della loro stessa vita. Perfino farsi una doccia diventa una scommessa con il tempo: bisogna affrettarsi a scegliere quella giusta, dove c'è la cipolla, perché in caserma è una rarità nonché un privilegio. La pulizia manca del tutto, tranne che negli spazi esterni dove forse è bene che non si percepisca ciò che accade a porte chiuse.   FUORI NORMA «Gli alloggi destinati agli agenti in servizio a Roma, sono obsoleti e non hanno nulla a norma - spiega Saturno Carbone, segretario generale del Siulp - Un po' lo stesso clichè dei commissariati, ma per quanto riguarda le caserme la situazione è ancora peggiore e ben più fatiscente in quanto non si fanno le pulizie. Agli appalti, che vengono indetti con capitolati ai minimi termini, partecipano ditte costrette a offrire servizi meno che essenziali. Negli alloggi dove risiedono i poliziotti, gli impianti idraulici sono di un'altra epoca e quelli elettrici non a norma sono a rischio sicurezza oltre che all'origine di una continua dispersione di energia, nociva anche all'ambiente. Tutto questo, fermo restando che alcuni alloggi a Roma sono di caratura «Reale» nel vero senso della parola, riservati ad alti funzionari e dirigenti». Dello stesso avviso Francesco Paolo Russo presidente A.C.A.H. e segretario del Sap: «Il problema dei commissariati è noto da tempo, abbiamo più volte spinto per aprire quegli stabili, del demanio, che ad oggi risultano ancora in disuso. Credo sia giunta l'ora di prendere coscienza che questa è l'unica possibilità per poter mettere in condizione le donne e gli uomini della Polizia di Stato di vivere in maniera decorosa il proprio lavoro, dandogli almeno un tetto sicuro dove poter svolgere al meglio le proprie funzioni. Noi saremo in prima linea per far si che questo accada, anche per dare un equilibrio all'utenza, che deve vederci come punto fermo e percepire la nostra sicurezza, perchè la professionalità deve andare di pari passo con le infrastrutture».

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