Cesare Ferri, vittima di un'ingiustizia feroce «Processato, assolto e risarcito dallo Stato»
La vittima di un'ingiustizia feroce per la strage di Brescia fu Cesare Ferri. Il mostro sbattuto in prima pagina dopo l'esplosione del 28 maggio '74 in piazza della Loggia a Brescia, costata la vita...
La vittima di un'ingiustizia feroce per la strage di Brescia fu Cesare Ferri. Il mostro sbattuto in prima pagina dopo l'esplosione del 28 maggio '74 in piazza della Loggia a Brescia, costata la vita a otto persone. Arrestato, messo in isolamento, processato, assolto e infine risarcito dallo Stato. Nessuno gli ha mai chiesto scusa, c'è anzi chi persevera nel diffamarlo. Ma Ferri non si duole e riesce a raccontare la sua storia con distacco: «Il fatto curioso è che non ero mai stato a Brescia in vita mia». Inevitabile chiedersi come uno studente milanese di 23 anni sia finito in un'inchiesta per strage: «Quando le colonne della piazza fumavano ancora era già iniziata la caccia ai neri. Si disse che solo loro avrebbero potuto collocare un ordigno in un comizio dei sindacati». La prima cavia fu un altro estremista di destra: «Venne pubblicato l'identikit di un giovane sospetto. Si trattava di Giancarlo Esposti che poche ore dopo fu ucciso dai carabinieri a Pian del Rascino». Caso chiuso? Non proprio perché il diavolo fa le pentole ma non i coperchi: «L'identikit mostrava un volto rasato ma Esposti aveva la barba. Scagionato lui, giunse il mio turno». Addosso al cadavere fu trovata una fototessera di Ferri, asserita prova di un tentativo di fuga: «Non vedevo Esposti dall'inverno. Né quella foto poteva essere usata per un documento falso: c'era scritto il mio nome!» Ad accusare Ferri fu addirittura un sacerdote: «Spuntò don Gasparotti che, dopo la pubblicazione della mia foto sui giornali, disse di avermi visto in Chiesa a Brescia una mattina di maggio, diventata poi quella del 28 grazie a una frase sovrapposta nel verbale dattiloscritto». Ferri sarebbe entrato nel luogo di culto per nascondersi: «Tanto per non farmi notare avrei chiesto al prete di accendere le luci per vedere gli affreschi! Fu mia madre a salvarmi. Studiavo filosofia ma la notte facevo tardi, lei mi convinse a iscrivermi a un esame. Per questo la mattina del 28 ero in Cattolica a Milano, lo confermarono professore e studenti. La prenotazione risaliva a diverse settimane prima mentre il comizio bresciano fu deciso a pochi giorni di distanza». Prosciolto nella prima istruttoria, nell'84 venne di nuovo arrestato: «Nell'81 era stato ucciso Ermanno Buzzi, un povero disturbato mentale. Il pentito Sergio Latini riferì di aver ricevuto la mia confessione mentre mi consegnava i confetti di nozze! Avrei fatto uccidere Buzzi perché mi sapeva colpevole. Anche il calunniatore seriale e pluriomicida Angelo Izzo, a me sconosciuto, si affrettò ad accusarmi mentre altri pentiti telecomandati reiteravano la storia della Chiesa». Oltre tre anni di detenzione per giungere poi a un'assoluzione definitiva con formula piena: «Testimoni confermarono la mia innocenza. Uno di loro, Alessandro Stepanoff, fu incriminato a sua volta. Ricordo un degno finale del processo: Don Gasparotti che faceva cenno con le mani quasi a esigere una ricompensa. Provarono in tutti i modi a dimostrare la mia presenza a Brescia. Ora sono io a chiedere chi ci fosse in quella piazza e a quale area politica appartenesse». A Cesare Ferri sono stati sottratti anni di vita, un lavoro, la possibilità di tenersi al riparo dai cattivi artisti di una giustizia informe. A restare integra però è la sua volontà di non cedere ai compromessi.
Dai blog
Mistero David Bowie. Enigma tra esoterismo e trasformazioni
Generazione AI: tra i giovani italiani ChatGPT sorpassa TikTok e Instagram
A Sanremo Conti scommette sui giovani: chi c'è nel cast