Seguiteci all'inferno delle stazioni romane di notte
Cittadelle assediate quando non sono già invase. Ne abbiamo visitate cinque dalle 21,30 fino alle due del mattino
Cittadelle assediate quando non sono già invase. Queste sono le stazioni ferroviarie romane, cinque quelle visitate dalle 21,30 fino alle due del mattino: Tiburtina, Termini, Tuscolana, Trastevere, Ostiense. Luoghi dove all'imbrunire il degrado umano diventa padrone. Siringhe, drogati, alcolizzati, dormitori tollerati, urla improvvise, nomadi a chiederti incessantemente denaro o a sfilare via portafogli da tasche e borse. Non c'è dubbio, non è un bel biglietto da visita quello della Capitale, soprattutto se si giunge a Tiburtina o a Termini. Pessimo benvenuto nella Capitale d'Italia non solo rispetto ai viaggiatori stranieri o italiani, ma anche per i pendolari che da qui passano ogni sera: stanchi del lavoro, devono guardarsi intorno, sorvegliare chi hanno vicino, aspettarsi chissà cosa dietro ogni angolo e lungo piazzali e strade fino ad arrivare alla «roccaforte» della propria auto o di un mezzo pubblico. Una conferma viene dalla stazione Termini, dove continua il racket fra poveri: se alcuni di questi sfortunati vogliono dormire tranquilli su via Marsala, via Giolitti o sul frontale dello scalo ferroviario, devono pagare 10 o 20 euro a gruppi di sbandati dalle maniere forti, in molti casi nomadi-esattori. Una situazione sottolineata anche da chi, come volontario assieme a una dozzina di amici, aiuta questa marea di corpi coricati su cartoni, giornali, vecchie pezze buttate fra muri-latrine. «Sì, molti sono costretti a pagare anche oggi. Ma qui di situazioni strane, pericolose ce ne sono tantissime, alcune le abbiamo viste, molte ce le hanno raccontate, è uno spaccato di vita su cui noi cerchiamo di incidere con la nostra opera», sottolinea Luciano, dipendente di Ferrovie e presidente dell'associazione di volontariato «Chiara per i Bambini del Mondo Onlus». Attorno alle stazioni ferroviarie è continuo pericolo. Se Termini è una cattedrale nel deserto con l'interno parecchio sorvegliato (non sono comunque mancate situazioni di potenziale pericolo), altri scali, come la stazione Tuscolana, sono trappole. I viaggiatori sono costretti a passare in mezzo a ubriachi fuori controllo, occhiate piene di «desiderio» per borse, zaini, macchine fotografiche portate da chi lì deve comunque transitare. Poi il fetore di vecchia latrina mai ripulita, l'odore pungente di urina e feci in decomposizione che può assalire all'improvviso. Caseggiati abbandonati o spazi fra vagoni e carrelli ferroviari utilizzati come ricoveri notturni. Basta seguire alcuni di questi sbandati che si inoltrano nel buio dei binari, lì dove per sicurezza non si dovrebbe andare, ed ecco scoprire dormitori improvvisati, cumuli di spazzatura, valigie, vestiti e biancheria laceri, sporchi. Lì, come in molti anfratti o strutture in abbandono di queste stazioni, si sentono mugugni, strani versi, parole strascicate, espressioni urlate e incomprensibili, si vedono coperte che ricoprono giacigli e tossicodipendenti con una siringa nel braccio o nel tallone. È l'anticamera dell'inferno per molte esistenze, è un dazio da pagare per chi vorrebbe prendere tranquillamente un treno, un autobus, ritornare alla propria auto, o scaricare la valigia in un taxi e andare in albergo. Una normalità negata.
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