Dai gioielli alla truffa, Bulgari è nei guai
Inchiesta chiusa. Per i pm l'azienda avrebbe sottratto i ricavi al fisco facendoli risultare all'estero
Processo in vista per Bvlgari spa. La Procura della Repubblica di Roma ha chiuso l'inchiesta sul gigante del gioiello e delle borse di lusso, che tra il 2006 e il 2009 avrebbe sottratto al fisco 3 miliardi di euro di ricavi, facendoli risultare come conseguiti in Olanda e Irlanda, nazioni con una «fiscalità privilegiata». L'avviso di chiusura delle indagini preliminari, atto solitamente propedeutico alla richiesta di rinvio a giudizio, è in corso di notifica agli azionisti qualificati e storici del gruppo, Paolo e Nicola Bulgari, oltre all'ex e attuale rappresentante legale, Francesco Trapani e Maurizio Valentini. Nei loro confronti è ipotizzato il reato di «dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici», secondo il quale è «punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto», usa «una falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie» e si avvale «di mezzi fraudolenti idonei ad ostacolarne l'accertamento». Le indagini, condotte dagli investigatori del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Roma, al comando del colonnello Cosimo Di Gesù, avrebbero svelato un supposto tentativo di sfuggire al cosiddetto «decreto Bersani», la norma che dal 2006 ha previsto un'aliquota del 33% sui ricavi ottenuti nei paesi a «tassazione privilegiata». Tra questi ci sono la Svizzera, Hong Kong e Singapore, dove il gruppo ha conseguito 3 miliardi di profitti dal 2006 al 2009, dichiarando di averli ottenuti in Olanda e Irlanda, entrambi paesi a «fiscalità privilegiata», ma fuori dalla black list del decreto. Così, leggendo gli atti d'indagine – che a marzo scorso hanno portato al sequestro di oltre 46 milioni di beni tra i quali anche la sede storica del gruppo, in via Condotti a Roma – si scopre l'ipotizzato tentativo di eludere il fisco italiano. «Gli elementi acquisiti – è annotato nell'incartamento – hanno consentito di ricostruire quanto avvenuto negli ambienti di direzione e amministrazione della società dal luglio 2006, ovvero dalla data di entrata in vigore del "Decreto Bersani“». Un provvedimento legislativo, come svelato dalla Finanza e accertato dal gip di Roma nel provvedimento di sequestro, che avrebbe dato un duro colpo alla Bvlgari spa, i cui ricavi giungevano soprattutto da società «ubicate in paesi della black list». Inizia, dunque, quella che per il giudice è «un'intensa attività volta alla ricerca di una strategia di fuga da tale sistema di imposizione fiscale, trovata e pianificata» da un collaboratore di Trapani. Tra il 2006 e il 2008 i ricavi fatti dalla società Bvlgari Global Operation, con sede a Nechàtel in Svizzera, attraverso sospette «manipolazioni», figurano come conseguiti dalla olandese Bvlgari Holding Europe. L'obiettivo, però, sarebbe l'Irlanda. Nel 2008 costituiscono la Bvlgari Ireland Limited, col solo scopo di «spostare dalla Svizzera i redditi generati» per «trasferirli in altro paese non compreso nella “black list“ e che presentasse un'aliquota fiscale agevolata». Un particolare, questo, riportato nello stesso «escape strategy», un documento di nove pagine, in cui due collaboratori di Trapani scrivono che «unico paese disponibile con una bassa pressione fiscale, 12,5% non localizzato in un paradiso fiscale» è l'Irlanda. Tuttavia, la Bvlgari Ireland Limited non esisterebbe, o meglio ci sarebbe traccia solo sulla carta. All'indirizzo, infatti, risulta esserci la sede della Matsack Trust ltd, società che eroga servizi di domiciliazione e consulenza ad altre imprese e anche uno studio di consulenza fiscale internazionale, Matheson Ormsby Prentice. Infine, a supportare la tesi della Procura, anche gli accertamenti doganali. Emergerebbe che «nel lasso di tempo che va dalla costituzione della società irlandese ad oggi, anche se le fatture di vendita emesse dalla Bvulgari Ireland Limited rechino che quest'ultima effettuerebbe cessioni di prodotti di gioielleria, dai documenti doganali e di trasporto, emerge che tale cessione è solo cartolare (sulla carta, ndr), poiché la merce continua a provenire dalla Svizzera».
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