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La baby squillo: la prima volta ho pianto

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Confessione al pm della 14enne coinvolta nel giro di prostituzione dei Parioli «Non credo sia grave che io e la mia amica facessimo sesso a pagamento»

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La prima volta «mi sono messa a piangere». Con un uomo di 40 anni, il primo cliente della 14enne baby squillo. La mia amica più grande «mi ha insegnato tutto»: «Cominciava con un po' di preliminari e poi io vedevo un po' come andava fatto l'incontro e piano piano ho imparato pure io». Perché in fin dei conti, «il fatto che io mi prostituivo secondo me non è grave». Ma oggi, assicura, «voglio tornare a una vita normale». È un fiume in piena la piccola liceale, in un interrogatorio con i magistrati della Procura di Roma. Un verbale che svela nuovi retroscena nell'inchiesta sullo sfruttamento e induzione alla prostituzione minorile di cui sono accusati Mirko Ieni e Nunzio Pizzicalla, la madre «sfruttatrice» della 14enne e il «pusher» marco Galluzzo. Di soli atti sessuali con minori, invece, sono accusati il commercialista Riccardo Sbarra, Michael Mario De Quattro e altri due indagati a piede libero. L'atto, un centinaio di pagine, va a supportare l'analisi del Tribunale del Riesame di Roma, che l'altro ieri ha stabilito di lasciare in carcere tre dei cinque arrestati: la madre della ragazzina di 14 anni, Ieni e Sbarra. In particolare, i magistrati hanno sottolineato che «basta pensare che gli stessi futili motivi, quale spinta motivazionale all'esercizio della prostituzione - elemento inquietante nella vicenda in quanto chiaro sintomo della devastazione morale delle due minorenni - costituiscono espressione della immaturità delle due ragazze e della incapacità delle stesse di operare scelte consapevoli». Di fatti, dall'interrogatorio emergono proprio i «banali motivi» di cui parlano i magistrati. La 14enne afferma che la prima volta «ho provato questo incontro. Scandalizzata mi sono messa a piangere... tutte queste cose così... ma che sto a fa eh? Ci è venuto a prendere questo signore che aveva 35 anni... Così sui 40 anni, non mi ricordo e ci ha portati a casa sua, una persona molto tranquilla, assolutamente. Inizialmente ci pagava e poi cominciammo a fa un po' così, lei cominciava con un po' di preliminari e poi io vedevo un po' come andava fatto l'incontro e piano piano ho imparato pure io». Racconta che alla base della scelta di prostituirsi c'era la voglia di avere denaro. «Spendevo i soldi in vestiti, tanti, tanti vestiti, sigarette, tutto quello che volevo (...) il denaro serviva a comprarmi quello che io vedevo nelle vetrine dei negozi, mi piaceva e me l'andavo a comprare, cioè senza nessun problema. Era il mio scopo, era per avere proprio dei soldi miei, da spendere e non chiedere niente a nessuno». Tuttavia, c'era chi avrebbe beneficiato di quel denaro. È scritto nell'atto, il denaro lo avrebbe dato alla madre: «L'ho aiutata, ma lei non mi chiedeva i soldi, servivano a fare la spesa... tutte ste cose... io glieli davo e cioè io so che lei magari se li sa gestire, c'ha 43 anni». Così, sembra quasi che sia la figlia a dare la «paghetta» alla mamma: «Le ho dato 100 euro al giorno per quattro giorni e poi per una settimana gli ho dato 50 euro (…) lei li prendeva e mi diceva... «no, cioè basta... fare questa cosa... io non ti dico a me questi soli non m'aiutano... ti dico grazie, però... cioè questi sono soldi che non te li sei guadagnati». La donna, a detta della figlia, non sarebbe stata a conoscenza della prostituzione. Un particolare usato dalla stessa difesa, per dimostrare che non aveva indotto la figlia a vendere il suo corpo. «Mia madre – ha detto – non sapeva che mi prostituivo ma che spacciavo... mi sembra meno grave (...) lei non lo sapeva... lo posso giurare su qualsiasi cosa... non se lo immaginava proprio. Una volta c'ha provato a chiedermelo, ci ha provato ma io... le ho detto... "no mamma, che sta a scherzà?». Infine emerge una nota di tristezza, quando afferma che «voglio tornare alla vita normale, senza soldi (...) non lo so come riuscirò ad adattarmi... non so nemmeno se ce la posso fare e non so nemmeno se ce la faccio a non rifarlo... a me prima non mancava niente, non ci pensavo nemmeno... è difficile adesso per me pensare che devo andare in giro con i mezzi pubblici».

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