Cerca
Cerca
Edicola digitale
+

Contesa sul relitto della Concordia

Completata la rotazione della nave Quattro porti litigano per demolirla

  • a
  • a
  • a

Il mostro adesso fa meno paura. Il relitto della Costa Concordia che da venti mesi era adagiato su un fianco all'Isola del Giglio è stato finalmente rimesso «in piedi». Alle 4 di ieri mattina le sirene hanno annunciato la conclusione di un'operazione senza precedenti durata 19 ore. Al di là della facile retorica, l'immagine dell'Italia si è risollevata insieme alla carcassa della nave naufragata la notte del 13 gennaio 2012. Lo dimostrano le stesse parole di Nick Sloane, il sudafricano che ha diretto le operazioni di rotazione della Concordia, che ha riconosciuto «il lavoro notevole, fantastico degli italiani». Sloane, commosso nel corso di una conferenza stampa, ha elogiato l'«importante ruolo dell'ingegneria italiana» e della Fincantieri che «ha fornito le piattaforme. Non abbiamo ancora finito - ha spiegato - ma è stato un passo molto importante, il raddrizzamento forse era il più difficile perché se qualcosa non avesse funzionato non c'era un piano b. Credo che tutta la squadra abbia fatto un ottimo lavoro, e io sono onorato di averne fatto parte». Sloane ha parlato anche di Schettino: «Non mi piacerebbe essere al suo posto. Deve essere il peggior incubo per un capitano». Dunque c'è ancora molto da fare. Occorrerà valutare i danni riportati dalla fiancata di dritta, sommersa per 20 mesi, in modo da garantire il trasporto del relitto nel porto in cui sarà smantellato. Numerose le candidature. Piombino da sempre chiede che la Concordia sia rimorchiata nel suo porto che però al momento non è in condizione di accogliere la nave. «Stiamo operando per realizzare entro giugno 2014 le opere necessarie, che comunque avevamo già preventivato, perché inserite nel piano regolatore del porto - sostiene Luciano Guerrieri, commissario dell'Autorità portuale di Piombino - Abbiamo già messo in gara opere per 111 milioni di euro e aspettiamo entro fine mese le risposte delle aziende». A Civitavecchia, invece, il porto è già pronto ma anche Napoli e Palermo si dicono pronte a smantellare la Concordia. Qualunque sia la decisione che prenderà la società armatrice in accordo con le autorità, la nave, come ha dichiarato Sloane, non lascerà l'isola prima della prossima primavera. Ci sono infatti anche altre incombenze da affrontare, a cominciare da quelle di carattere giudiziario e dalla ricerca dei due dispersi i cui corpi non sono mai stati ritrovati. Il relitto è ancora sotto sequestro e servirà il permesso del magistrato ad esempio per aprire le casseforti delle cabine. «Questa attività non è ancora cominciata, inzierà non appena i tecnici avranno ottenuto della Procura il permesso di accedere alle cabine - ha spiegato il responsabile Costa del Progetto rimozione, Franco Porcellacchia - I tecnici etichetteranno ogni cassaforte in base al numero della cabina e le casseforti saranno quindi aperte alla presenza di autorità così da restituire i contenuti ai legittimi proprietari». Questa operazione era stata esplicitamente prevista, se ci fossero state le condizioni, nel progetto stilato dal consorzio Titan-Micoperi incaricato del recupero della nave. Ma è impossibile, per ora, fare una stima dei tesori che si trovano ancora a bordo: «Dobbiamo aspettare le operazioni di apertura» spiega il capo ufficio stampa della Costa, Davide Barbano. Così come è difficile che si riesca a recuperare il patrimonio artistico della Concordia: «Non c'erano opere di Pomodoro o Luzzati come è stato detto - ha aggiunto Barbano - ma tele e dipinti di valore che, temo, sarà difficile recuperare, viste le condizioni della nave». Se Sloane ha elogiato gli italiani, il premier Letta, che nel pomeriggio ha ricevuto il capo della Protezione civile Gabrielli, non ha esitato a parlare di orgoglio: «Abbiamo dimostrato a tutto il mondo cosa sanno fare l'efficienza e la tecnologia italiana. È un momento di grande orgoglio nazionale che è giusto rimarcare. Siamo campioni di autolesionismo, parliamo sempre male di noi stessi, oggi è giusto essere orgogliosi». Gabrielli ha ribadito che «questo è il risultato di un lavoro di squadra, fatto con serietà. Non è il risultato di un uomo solo al comando. La strada non è ancora terminata: abbiamo la collocazione dei cassoni nella fiancata di dritta e il rigalleggiamento, che non saranno una passeggiata». «Abbiamo dimostrato a tutto il mondo che gli italiani e gli amministratori pubblici italiani si assumono responsabilità gravose - ha aggiunto Letta, che non ha dimenticato il lavoro fatto dall'ex ministro Clini - È un modo per voltare una pagina dell'immagine pubblica del nostro Paese dopo l'immagine della fuga dalle responsabilità». Una dimostrazione di efficienza davanti ai circa 400 giornalisti di tutto il mondo giunti al Giglio per raccontare una scommessa vinta dal nostro Paese. Ora la speranza è di tornare presto alla normalità. Il Giglio vive soprattutto di turismo ma la rimozione della Concordia porterà benefici all'economia dell'isola? «Penso di sì - risponde il presidente della Fiavet, Fortunato Giovannoni - In queste due stagioni i traghetti erano pieni solo nei fine settimana, tanti arrivavano per scattare una foto con la nave sullo sfondo e ripartire. Ora il Giglio tornerà ad essere quello che era, più vivibile. Ci guadagnerà il turismo di qualità e penso che anche nei numeri si vedrà una ripresa, sia nelle presenze che nella durata dei soggiorni».

Dai blog