la bomba "amica"
Lettera disciplinare a Ranucci. Colleghi tra attacchi e imbarazzi
La Rai ha notificato una contestazione disciplinare a Sigfrido Ranucci, all’esito dell’istruttoria del comitato etico. Ora il giornalista avrà cinque giorni per inviare la sua memoria difensiva. Una misura che risulta legata esclusivamente alle possibili violazioni rilevate dal comitato etico, in particolare sulle numerose dichiarazioni pubbliche dell’ormai ex conduttore di Report. Una comunicazione martellante che dall’arresto di Valter Lavitola fa il contrappunto a ogni notizia riportata dai giornali. In questi mesi il giornalista al centro della vicenda della «bomba amica» fatta piazzare, per sua ammissione, dal faccendiere ha adombrato ogni tipo di complotto e questo passaggio, tutto interno alla Rai, non fa eccezione. «Ieri mattina (martedì, ndr) alle 10.39 abbiamo depositato il ricorso a tutela di Sigfrido Ranucci e subito dopo, alle 18.41, è arrivata una pec della Rai con contestazioni disciplinari. Nemmeno il tempo di consentire al giudice del Lavoro di valutare, in via d’urgenza, la legittimità del provvedimento del 28 agosto, che già se ne aggiunge un altro.
Un tempismo irrequieto», ha dichiarato l’avvocato di Ranucci, Roberto De Vita. Tuttavia nella contestazione non c’è menzione della rimozione dalla conduzione di Report e dalla vicedirezione ad personam dell’Approfondimento Rai, oggetto del ricorso d’urgenza. Insomma, due binari differenti che è difficile assimilare nello stesso «tempismo irrequieto».
Intanto tra giornalisti ed ex colleghi si registrano aspre critiche e acrobatici equilibrismi. Corrado Formigli, Michele Santoro, Vauro Senesi e Selvaggia Lucarelli hanno attaccato frontalmente il successore di Milena Gabanelli.
Significativo, a suo modo, quanto visto nell’ultima puntata di DiMartedì. Nel programma di La7 Alberto Nerazzini, già inviato di Report, ha messo in fila le «cose che non tornano» nel caso Ranucci. In primis il rapporto «intimo» e «fraterno con un pluripregiudicato, perché «la deontologia è la base del nostro lavoro e tu devi essere credibile». Poi la telefonata notturna dopo la perquisizione a casa di Lavitola in cui i due «cercano di costruire un alibi». E ancora, aggiunge Nerazzini, Ranucci non ha spiegato i buchi nelle chat con Lavitola. L’ospite di Giovanni Floris si chiede inoltre perché non sia stato analizzato il telefono del giornalista. Tutti temi che i lettori de Il Tempo conoscono bene. Ebbene, in studio c’è Giorgio Mottola, firma storica di Report, a cui viene chiesto se è d’accordo con quanto snocciolato. Il giornalista ammette: «Condivido l’analisi fatta da Alberto». Insomma, tutto giusto. Per di più sottolinea che Ranucci non ha detto una parola contro l’amico-attentatore. Poi iniziano i distinguo, che culminano in un curioso attacco ai giornali del «gruppo editoriale che fa capo ad Antonio Angelucci», afferma Mottola, che «puntava a demolire la reputazione di Ranucci e a distruggere Report nell’anno delle elezioni». Insomma, un attacco a chi, come II Tempo e gli altri giornali del gruppo, quelle notizie messe in fila dal collega e da lui «condivise», le ha date...