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Ceuta, allarme antiterrorismo per la nuova invasione di massa. Ecco perché chiudere Schengen è stata la decisione corretta

Francesca Musacchio

 Ceuta torna in allarme per nuovi ingressi dal Marocco. Secondo fonti della Guardia Civil e della Policía Nacional citate da media spagnoli, sui social circolano convocazioni pubbliche per nuovi tentativi di ingresso collettivo oggi e il 23 settembre. Dall’altra parte del confine, anche media marocchini confermano l’esistenza di post diffusi da pagine e account anonimi, rivolti soprattutto a giovani e minori. Per questo le forze di sicurezza spagnole e marocchine monitorano i confini.

Mentre Roma mantiene i controlli su navi e aerei che arrivano dalla Spagna. Fonti dell’Antiterrorismo italiano, consultate da Il Tempo, confermano l’allerta. Dopo gli oltre 70mila ingressi del 30 e 31 luglio, le convocazioni digitali non vengono sottovalutate. Rabat, infatti, avrebbe schierato migliaia di agenti tra Belyounech e Fnideq contro la «migrazione collettiva» annunciata per oggi. Per il 20 settembre, invece, dall’account X di un uomo che si presenta come giornalista marocchino, sono convocate «marce di massa in tutto il Regno» per rivendicare Ceuta, Melilla e i territori spagnoli definiti «occupati». L’account sarebbe monitorato dai servizi segreti spagnoli e non solo. Il 23 settembre, giorno del voto marocchino, è indicato per un altro attraversamento in messaggi ritenuti di «certa affidabilità» da fonti di polizia locali. È lo scenario nel quale l’Italia difende la scelta di controlli temporanei alle frontiere aeree e marittime con la Spagna.

 

«Non c'è nessuna crisi con la Spagna, nessuna guerra, nessuno scontro. Abbiamo soltanto voluto difendere i confini europei e i confini italiani per garantire la sicurezza» ha detto ieri il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Poi ha aggiunto: «Attorno a Ceuta ci sono molte realtà collegate al jihadismo e abbiamo il dovere di proteggere i nostri concittadini». «Il terrorismo non è finito», ha proseguito Tajani, spiegando che «per evitare che possa prendere piede, infiltrarsi e arrivare a colpire le nostre città, dobbiamo avere delle regole purtroppo severe».

Il timore ha un riscontro. La Guardia Civil ha fermato un marocchino condannato per terrorismo jihadista e colpito da divieto d’ingresso. Risultava nelle banche dati per un’operazione catalana del 2015 e potrebbe essere entrato con la massa del 30 luglio. Per questo il nostro Antiterrorismo segue anche la destinazione di chi resta sulle spiagge e negli accampamenti. Madrid nega movimenti irregolari verso la Penisola e Ceuta stima in 13mila le persone rimaste: 4.500 sulla spiaggia del Trampolín; 2.700 fra Tarajal, quartiere del Príncipe e strutture di Luna Blanca; 1.300 a Loma Margarita; 1.200 a Loma Colmenar; circa 270 alla Hípica; 2.000 minori assistiti dalla città; circa 1.000 nel CETI. Ma l’esecutivo di Pedro Sánchez sostiene di non avere un conteggio definitivo. Ángel Víctor Torres, ministro della Politica territoriale e responsabile del comando unico, ieri ha riunito i dicasteri per aprire spazi di identificazione e rimpatrio. Le 3.400 sistemazioni dovrebbero salire a 6mila. Ma al momento, soltanto 1.120 persone avrebbero completato il triage sanitario, anagrafico e giuridico che separa l’asilo dal rimpatrio. Per gli adulti Madrid non ha annunciato ricollocamenti nella Penisola. La linea resta il rimpatrio di chi non ha diritto alla protezione.

 

L’unico trasferimento reso pubblico riguarda i minori. Il ministero della Gioventù e dell’Infanzia ne ha censiti 2.100, tra i quali 700 bambine, e ha chiesto alle comunità autonome di accoglierli. Il primo piano per 500 ragazze resta però bloccato dallo scontro con le amministrazioni del Partito popolare.

Anche i ricongiungimenti familiari attendono Rabat, che non avrebbe risposto a numerosi fascicoli. Intanto, i migranti vivono in sistemazioni provvisorie. In una di queste, a Tarajal, tra giovedì e venerdì un incendio ha distrutto 42 baracche. Ma ieri mattina, circa cento marocchini, compresi alcuni minori, avevano già ricostruito i ripari e ripreso posto nell’accampamento.