Caso ranucci

Ranucci, la mail della camorra che ha "raddrizzato" le indagini su Lavitola

Paolo Pandolfini

Bisogna ringraziare i camorristi se Valer Lavitola, ristoratore-faccendiere, si trova ora in carcere come mandante dell’attentato dinamitardo nei confronti di Sigfrido Ranucci.

È stata infatti la camorra, in particolare il feroce clan Moccia di Afragola, a dare una mano agli investigatori. Lo ha fatto con uno strumento tanto arcaico quanto efficace: una soffiata anonima, affidata alla casella di posta elettronica istituzionale del pm Carlo Villani che in quel momento conduceva le indagini. Il messaggio, che poi si scoprirà essere inviato da Davide Netti, soggetto vicino ai Moccia, arrivò a Villani, ora procuratore di Velletri, lo scorso 6 aprile, indicando nomi, ruoli e una possibile pista per risalire ai mandanti.

Fu il "regalo di Pasqua" che cambiò il verso dell’inchiesta. Fino a quel momento, infatti, si procedeva in tutte le direzioni tranne quella giusta.

 

Si parlava di criminalità albanese, di ex militari dell’Est Europa, di ultras e di ambienti della criminalità organizzata. In particolare proprio il clan Moccia e i suoi rapporti con il cantiere navale Vittoria di Adria, in provincia di Rovigo, indicato come possibile snodo di imprecisati traffici di armi. La vicenda era stata al centro di uno dei servizi di Report: «Il cantiere dei misteri». Ranucci, sentito dopo l’attentato a sommarie informazioni, aveva molto insistito su questa pista.

Il nome dei Moccia non è casuale: la Direzione investigativa antimafia li descrive come un’organizzazione strutturata, con una forte capacità imprenditoriale e una presenza ramificata anche fuori dall’area di Afragola. Un clan che diversifica al massimo le attività: dalle estorsioni, al riciclaggio, allo spaccio di stupefacenti, ai grandi appalti pubblici, ad iniziare da quelli per l’Alta velocità ferroviaria. Il primo ad esprimere però "perplessità" sul modo con cui venivano condotte le indagini era stato Alberto Balboni, attuale sottosegretario alla giustizia. Lo scorso gennaio il senatore di Fratelli d’Italia aveva presentato un’interrogazione al ministro Carlo Nordio. «È inquietante che non si riesca a venire a capo dei responsabili del gravissimo attentato a Ranucci che ha assunto una rilevanza ancora più forte in virtù delle congetture su un coinvolgimento del governo», aveva sottolineato Balboni.

Il caso si era infatti caricato anche di una dimensione politica. Ranucci, come se non fosse sufficiente la camorra, era arrivato a tirare in ballo il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari e i Servizi segreti, utilizzati per raccogliere informazioni sul lavoro dei segugi di Report. Poi, però, la camorra ha messo gli inquirenti sulla pista giusta.

 

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«Spett. Dott. Villani, Vi do una mano a prendere quel deficiente che ha fatto quel casino fuori casa di Ranucci... non sto scherzando... ma se me lo vendo è perché lui ha lavorato per il clan Moccia di Afragola senza avvisare ai compagni che ha intorno e con i quali fa altre attività malavitose che a lei NON interessano...se c’è lo avrebbe detto NON glielo avremmo mai permesso perché Ranucci a noi NON ci ha fatto niente e questo sono guai che NON vogliamo», era l'incipit della mail inviata da Netti per fare chiarezza. Seguivano poi gli identikit dei componenti del commando, con tanto di numeri telefonici: «Si vantano dalla mattina alla sera che hanno fatto saltare in aria questa bomba per conto del clan Moccia...». Archiviata la suggestiva pista camorristica, i fari sono ora accessi sugli affari di Lavitola. Non solo i rinomati spaghetti alle vongole, rigorosamente sgusciate, ma il ricco business del carbon credit, sviluppato tra Zimbabwe, Camerun e Congo attraverso concessioni territoriali. Gli investigatori stanno cercando di capire come siano state finanziate queste attività, quali siano stati i partner e soprattutto dove siano finiti i soldi.